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Gorizia - Chiesa di Sant'Ignazio

Sul lato nord-ovest di Piazza della Vittoria, a Gorizia, sorge la grandiosa chiesa barocca di Sant’Ignazio, che è la più importante della città. Fu fatta erigere dai Gesuiti, che erano giunti a Gorizia una quindicina d’anni prima, nel 1654. I lavori durarono a lungo, ma già dal 1680 sì incominciò ad officiare. L’edificio comunque era privo di facciata che fu eseguita intorno al 1721-23 su progetto dell’austriaco di Innsbruck, Cristoph Tausch (1721).

Questi era gesuita ed allievo di Andrea Pozzo, il quale innestò felicemente gli elementi del barocco austriaco su una struttura di chiara derivazione italiana, in particolare romana. La facciata, divisa in tre piani con un scenografico slancio verticale; è affiancata da due torri campanarie che hanno la cuspide coperta in rame, a forma di cipolla, ciò conferisce alla facciata un insolito aspetto.

La chiesa fu consacrata nel 1767. Subì numerosi danni nel corso della Prima Guerra mondiale, al termine della qual fu restaurata.

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L’interno, privo di transetto, con abside tronca, è a navata unica, arricchita da tre profonde cappelle laterali, sopra le quali corre una galleria. Nel presbiterio altare costruito nel 1716 da Pasquale Lazzarini con statue dei santi Luigi Gonzaga, Francesco Saverio, Francesco Borgia, e Stanislao Ktotska. Ricco e maestoso il tabernacolo.

Nell’abside della chiesa di Sant'Ignazio: Gloria di Sant’Ignazio, grande affresco che il padre gesuita Cristoph Tausch dipinse nel 1721, aderendo all’enfasi barocca di derivazione romana, gli stupefacenti effetti scenografici, pur con qualche carenza nell’impostazione prospettica.

Fu rovinato dalla guerra, quindi restaurato dal prof. Tibuzio Donadon e Leopoldo Perco (1931-32). Ai lati episodi della vita di Sant'Ignazio, dipinti da Eugenio Moretti Larese nel 1863. Notevole l’organo con 40 registri e 2647 canne; è il più grande che esita nel goriziano.

Gli affreschi della volta sono dell’udinese Lorenzo Bianchini (1825-1892). Gli altari hanno pale di Clemente Delneri (S. Francesco Saverio, 1920), Franz Lichtenreit (Deposizione, 1754), Raffaele Pich (S. Barbara, 1861). Di pittori goriziani o d’ignoti pittori (Ss. Raffaele e Tobiolo, sec. XVIII, Transito di S. Giuseppe, sec. XVI, Immacolata, 1736).

 

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