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Claut - Escursione alle Sorgenti del Cellina e al Triassic Park

Dalla borgata principale di Claut denominata Bassa (dove si trova la piazza con la Chiesa) si prosegue per la strada asfaltata che risale il corso del Torrente Cellina (La Thelina), attraversando borgate e località caratteristiche per la conservazione dell’architettura spontanea e per le colture tipiche dell’ambiente alpino (edifici in pietra, stavoli, prati a sfalcio) fino a raggiungere dopo circa 3 chilometri la borgata di Lesis (Stoc) (comodo parcheggio nei pressi del tabellone del Parco che si lascia poi attraversando il Torrente Cellina grazie ad un ponte (Pont del Capitano) e raggiungendo dopo pochi metri l’area di sosta in loc. Pian del Muscol (parcheggio, WC in estate,).

Da qui si prosegue lungo la strada sterrata che segue sempre il corso del Torrente Cellina lo si riattraversa tramite il Pont de la Sala e ci si porta agli ultimi Stavoli (Stai de la Parentonia), alla base di una serie di tornati con fondo asfaltato (le rive da On). Qui vi è l’indicazione per l’eventuale visita delle Sorgenti del Torrente Cellina (i Margons).

Oltrepassati i 13 tornanti, la strada si dirige con decisione verso la conca che sovrasta la zona delle sorgenti appena visitate. Una tranquilla distesa porta sul greto di una grande valle ricoperta di ghiaie, presso la loc. Pian de Cea (parcheggio: da qui si consiglia di proseguire senza mezzi motorizzati): si tratta della Val di Giere (Grave da Giere). Una volta attraversata la valle (guado in cemento) e giunti alla sponda opposta, si prosegue in leggera salita a raggiungere Casera Casavento (monticata d’estate, adibita a ricovero nel restante periodo dell’anno).

Dalla Casera ci si dirige verso l’omonimo torrente (Ciol de Casavent), posto a nord (proprio di fronte alla porta della casera), seguendo una pista tra prato e rado bosco. Scesi sul greto del torrente (5 minuti dalla casera), lo si risale brevemente in direzione della grande e bellissima cascata che impedisce ogni ulteriore passaggio.

Ai piedi della cascata del Rio Casavennto (Ciol de Casavent), si trova un masso, caduto dalla sovrastante parete rocciosa, sulla cui superficie sono conservate due orme di dinosauro. Una impronta intera si osserva quasi al centro della superficie, l’altra e parzialmente conservata sul bordo del masso. Esse appartengono ad una stessa pista, lasciata da un animale bipede.

L’impronta intera è stata impressa dalla zampa posteriore destra, l’altra da quella sinistra. I reperti si osservano bene solo se vi e la giusta illuminazione radente. Si nota particolarmente un rigonfiamento esterno che cinge l’orma e rappresenta il fango espulso lateralmente causa del peso dell’animale. L’orma è a tre dita (tridattila) con dita sottili ed allungate. il dito centrale è più lungo degli altri. Essa ricorda le tracce degli uccelli ma è stata lasciata da un animale più grande di qualsiasi uccello attuale, essendo lunga 35 centimetri. Inoltre 215 milioni di anni fa gli uccelli non esistevano. A quel tempo solo il dinosauro poteva lasciare tracce simili.

Come è giunta fino noi un’orma impressa nel fango 215 milioni di anni fa? Quando i dinosauri nei loro spostamenti passavano lungo la costa attraverso le piene di marea, affondavano le zampe nei morbidi fanghi carbonatici e quando la zampa veniva sollevata, rimaneva la sua impronta.

L’impronta veniva riempita e sepolta dal sedimento trasportato, per esempio, da correnti di marea o da tempeste. Dopo la trasformazione del sedimento in strati di roccia, questi ultimi asportati "sfogliati" per così dire dall’erosione e dalle frane, rivelano la presenza dell’orma e del suo rinvenimento.

Si tratta delle prime impronte rinvenute nell’area del Parco, individuate da un gruppo di studenti dell’Istituto Statale d’Arte di Cittadella (PD) accompagnati dal Prof. Giampaolo Bosetto, impegnati in un progetto di studio sull’ambiente naturale ed umano delle montagne: era il 30 settembre 1994.

Nel Triassico i Teropodi, i classici Dinosauri carnivori predatori, erano i più comuni - se non gli unici - dinosauri bipedi con zampe posteriori tridattili munite di dita sottili e di dimensioni comparabili a quelle delle orme. L’individuo che impresse le impronte nel masso era alto circa 140 - 175 cm. all’anca. Era quindi un animale piuttosto grande, probabilmente lungo dai 5 ai 7 metri. Resti ossei di Teropodi così grandi sono estremamente rari nelle rocce triassiche.

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