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Il Fiume Natisone

di Giorgio De Zorzi

Il Natisone (Nadison in friulano, Nediža in dialetto sloveno locale, Nadiža in sloveno) nasce dalla confluenza del Rio Bianco (Bela Nadiža) e del Rio Nero (Črni Potok) che scendono dalle pendici del Monte Maggiore e del Monte Gabrovig, nelle Alpi Giulie, ad una altitudine di 415 msl. Si sviluppa per una lunghezza di 55 km, con un bacino di 322 kmq. Nella prima parte del suo corso, il fiume vive a regime torrentizio, dirigendosi verso sud-est e seguendo il corso di valli piuttosto incise in roccie calcaree e marnose, fino a quota 325. 

Il suo percorso, dopo aver costituito praticamente il confine tra Italia e Slovenia, aggira l’abitato di Longo, per raggiungere il monte Mia e il Monte Matajur. Dopo la località Robig, il Natisone dirige verso sud, formando una curva piuttosto ampia intorno al monte Mia. Qui, dopo che si immettono le acque dei torrenti Namlen e Jamnik, il fiume entra in territorio sloveno raggiungento in maniera tortuosa Sella di Caporetto.  

Dirigendosi ancora a sud, rientra nuovamente in Italia al valico di Stupizza, in comune di San Pietro al Natisone, dove la valle prende il suo nome. Continuando la sua marcia nella stessa direzione, scende di quota fino a m 190 slm, dove convenzionalmente termina il suo alto corso. Presso l’abitato di Pulfero ha ancora una portata modesta, ma il suo letto si allarga. Riceve in questo tratto i contributi delle sorgenti Poiana, Arpit e Naklanz, di alcuni torrentelli quali il Jauarščak, il Tarčešnjak, e lo Zejac. 

All’altezza di Ponte San Quirino riceve da sinistra le acque dell’Alberone, Erbezzo e Cosizza, provenienti dalle omonime valli, riunite nel torrente Azzida. In questa zona il Natisone ha scavato alcune notevoli forre, specie presso Vernasso. Esso quindi prosegue per Cividale del Friuli, dove si conclude il suo corso medio. Ma è dopo Cividale che il fiume entra nel suo tratto infossato, scorrendo in profonde forre calcaree e continuando così, in maniera selvaggia, fino a Manzano e a San Giovanni al Natisone, mentre le rive si abbassano gradatamente. 

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Il Natisone a Cividale

Dopo Manzano, all’altezza di Trivignano Udinese, il fiume scompare nella falda, congiungendosi con il torrente Torre. In realtà il Natisone si getta nel Torre con il suo alveo e la cosa è evidente in regime di piena. Ma il subalveo scorre più ad est, in maniera sotterrranea, tra le ghiaie dell’alta pianura friulana, fino ad Aquileia, dove riaffiora. Per questo quando la portata è bassa infatti, il tratto prima del Torre risulta asciutto.

La sua portata è variabile, dai 0,8 metri cubi al secondo di minima, passando ai 4 di portata media, fino ai 6-8 di portata massima, nei periodi primaverili e autunnali.  

La fauna ittica è costituita nella parte alta del fiume da Trota Marmorata (Salmo [Trutta] marmoratus), Temolo (Thymallus thymallus), Trota Fario (Salmo [Trutta] trutta), Scazzone (Cottus gobio) ed altri Ciprinidi reofili. Mentre quella più bassa è popolata da Barbo (Barbus plebejus), Cavedano (Leuciscus souffia), Alborella (Alburnus alburnus alborella), Gobidi (Padogobius martensii) e Naso, o Savetta (Chondrostoma nasus nasus) specie alloctona di recente immissione. 

Il Natisone forma un habitat ideale per vari uccelli come anatre, cicogne ed aironi, ma anche per i meno comuni Occhione (Burthinus oedicnemus), Corriere Piccolo (Charadius dubius), Succiacapre (Caprimulgus europaeus), topino (Riparia riparia), gruccione (Merops apiaster), Calandro  (Anthus pratensis), Martin pescatore (Alcedo atthius), Cappellaccia (Galeridie cristata) e, nelle zone prative vicine, Averla Minore (Lanius minor).

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Il Natisone a Premariacco

La vegetazione è erbacea e arbustiva, inframmezzata da Salici (Salix Purpurea e Alba), Sambuco (Sambucus nigra) e Amorfa, Pioppo Nero (Populus nigra), Olmo (Ulmus minor), Robinia (Robinia pseudoacacia) e Acero Campestre (Acer campestre).

Il Natisone, che pare derivi dal latino “natare”, nuotare, viene menzionato già in epoca classica, come Natisa da Plinio il Vecchio, successivamente, in epoca longobarda da Paolo Diacono nel suo Historia Langobardorum.

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