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Cividale del Friuli - La leggenda del Ponte del Diavolo

Sul Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli, in provincia di Udine, si tramanda una antica leggenda:

“I cividalesi erano disperati perché nessun architetto, per quanti sforzi facesse, era riuscito a congiungere le due opposte sponde del Natisone con un ponte che rendesse facile il passaggio: per una ragione o per l’altra tutti fallirono.

Un giorno il Borgomastro di Cividale - si era in tempi assai lontani del medioevo - più che mai preoccupato per questa insolubile faccenda, non sapendo a che santo votarsi, esasperato, si lanciò scappare un: “. darei l’anima al diavolo pur di venire a capo dell’impresa.

”Non l’avesse mai detto! Aveva appena formulato la frase che, eccoti, il diavolo in persona fu davanti lui, con tanto di carte, penna e calamaio, pronto per la scrittura. “Egli, Diavolo Belzebù, principe dei Diavoli, s’impegnava di dare per fatto a perfetta regola d’arte il ponte per il giorno seguente, purché la prima anima che vi fosse passata fosse sua “.

Non c ‘era molto da scegliere, quindi il patto fu presto concluso, firmato e sigillato con tutte le regole, il Diavolo si fregò le mani e sprofondò nelle viscere della terra a dare ordini. Anche il Borgomastro si frego le mani ma con un sorrisetto fine fine.

Quella fu veramente una notte d’inferno! L’aria rintronò di urli, di sibili, di scossoni di tuoni, di schianti di risate agghiacciati di parolacce mai udite! Poi si udì un gran tonfo che fece tremare tutta la città: era stata la madre del Diavolo che aveva riversato nel bel mezzo del fiume il masso enorme che ancora si vede e che essa aveva trasportato nel grembiule, prendendolo chissà dove.

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Il Ponte del Diavolo (Foto Giorgio De Zorzi)

 

La gente tremante d ed inorridita se ne stava ben chiusa nelle case pregando stretta attorno i focolari. Però non tutti, qualcuno osava muoversi, sgusciava di porta in porta e sussurrava parole che, strano a dirsi, avevano la virtù di far apparire qualche sorriso.

Quando Dio volle spunto anche l’alba e suonò l’Ave Maria. D’incanto a quel suono tutti i rumori cessarono e ritornò la pace. Tutti i cittadini allora si affacciarono ai balconi e dalle terrazze prospicienti sul fiume e là, nel sole del mattino, videro davanti a loro, il più bello il più perfetto ponte che mai avessero potuto sognare.

Ma purtroppo vide anche un’altra cosa che li fece di nuovo rabbrividire: di la dal ponte stava una grande figura pelosa pelosa, nera nera, con degli occhi di fuoco e le corna in testa, che tendendo con la mano un gran sacco aperto, sventolava con l’altra il foglio con tanto di sigillo. Non v ‘era da sbagliarsi: era il Diavolo! anzi il RE dei Diavoli in persona che aspettava secondo il contratto la prima anima che passava per portarla all’inferno.

Ma ecco che le campane del Duomo di Cividale cominciarono a suonare. Subito dopo si unirono a quelle le campane di S. Francesco, poi quelle di S. Martino, di S. Pietro, di S. Stefano,. di S. Domenico, di S. Maria in Valle e di tutte le altre chiese, grandi e piccine della città.

Dalle porte spalancate del Duomo erano intanto usciti tutti i Canonici, i Missionari, i chierici preceduti dall’Esorcista maggiore con l’aspersorio e l’acqua benedetta e tutti in cappa magna. E dietro a loro i preti di tutte le chiese, i frati e le monache di tutti i conventi e tutto il popolo salmodiante, una processione da non finire.

Il Diavolo davanti a tutto quel po’ po’ di roba per lui sgradita, chiaramente stava male, ma, forte del contratto che sempre più forte sventolava in mano, benché gli tremassero le ginocchia, era ben deciso di non muoversi di lì senza la sua preda, per darsi coraggio e fare ancora un po’ di paura, digrignava i denti, strambuzzava gli occhi ed emetteva rutti di un fetore insopportabile.

La folla intanto era arrivata all’inizio del ponte e li si era fermata come aspettando. Ad un tratto, mentre da pertutto si alzavano alte grida di incitamento e di aizzo, essa si aperse come spaccata in due e per lo stretto sentiero formatosi si vide rotolare, macché precipitare sfrecciando, un qualche cosa di ispido, di irsuto e di feroce che non trovando altro scampo imbocca il ponte per finire in men che non si dica nel sacco del diavolo, che troppo tardi si avvide della beffa che gli avevano giocato trovandovi l’anima di un gatto al posto di quella di un cristiano come egli si aspettava.

Allora urlando di rabbia egli volle distruggere il ponte, ma questo nel frattempo era stato benedetto con l’acqua santa e per il Diavolo non ci fu più nulla da fare. il suo scorno fu tanto grande che quatto quatto non gli restò che andare a buttarsi nell’inferno da un luogo lontano ed ignorato: di lassù, dietro Castelmonte, dove oggi si vede una voragine che è detta ancora “Buco del Diavolo”.

(La leggenda qui sopra è un’interpretazione libera delle molte varianti conosciute, e non pretende di essere la migliore. Dalla Guida Storico-Artistica di Cividale di Giuseppe Marioni e Carlo Mutinelli).

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