Cerca nel sito

 

 

 

 

Cividale del Friuli - Jacopo Tomadini

Cividale-Jacopo-Tomadini.jpg
Jacopo Tomadini

Jacopo Bartolomeo Tomadini nacque a Cividale del Friuli il 24 agosto 1829. Di famiglia umile, era dotato d’animo mite e religioso che lo portò a votarsi alla vita sacerdotale. Entrò in seminario a Udine nel 1838 e venne consacrato nel 1846.

Fu quindi canonico della Collegiata di Cividale e coprì il posto prima d’organista e dopo di maestro di cappella del Duomo, ufficio quest’ultimo già tenuto fino alla morte dal suo maestro e amico Giovanni Battista Candotti. Divenne poi custode del Museo ed  Archivio comunale, direttore dell' Istituto  delle Orsoline, maestro al Seminario di Udine.

Sin da giovane si era distinto nelle composizioni per originalità di stile e serietà d’intenti che contrastavano con la frivola musica chiesastica dell’epoca.

La battaglia per la riforma della musica sacra fu lo scopo principale della sua vita, propagandandolo con scritti didattico musicali, nei Congressi Musicali di Venezia (1874), di Firenze (1875), di Bologna (1876), di Roma (1880), di Arezzo (1882). Nel maggio del 1875 fondò il periodico “Musica Sacra”.

Ammiratore della musica di Bach, Handel, Palestrina, Pergolesi, fu profondo conoscitore delle tonalità artiche e cercò con le sue opere di tornare alle primitive sane forme classiche, inquinate all’epoca dal barocchismo settecentesco e ne ebbe l’incondizionata approvazione dell’amico Liszt, di D’Anjou e di altri eminenti maestri del tempo.

Lasciò 508 opere parecchie delle quali vinsero concorsi nazionali e internazionali a Nancy (1852-54-58), a Parigi (1863), a Firenze (1864 e1869). Primeggiano fra i suoi lavori «le Messe di Parigi» (1863), «le Messe di S. Cecilia » (1870), «la Messa Ducale» premiata a Firenze nel 1869, «il Miserere in si minore» (1818). l’Oratorio e «La Resurrezione di Cristo» opera poderosa che riportò il primo premio al Concorso di Firenze nel 1864 ed infine «la Messa Postuma» (1881).

Ebbe gli elogi dei principali critici del mondo. Rifiutò posti onorifici a Parigi come maestro di cappella a Notre Dame, Milano, Venezia, Padova e Roma accontentandosi di una vita modestissima nella sua città natale. Fu organista di non comune valore, violoncellista ed arpista.

Mori il 21 gennaio 1883 mentre sul letto di morte stava musicando il salmo «In exitu Israel de Aegypto». Riposa nella cripta del Duomo accanrto al diletto maestro Candotti.

«Un suo biografo, l’avv. Carlo Podrecca, che lo aveva conosciuto personalmente, lo dipinge come un uomo piissimo, affabile, completamente schivo di qualsiasi esternazione, pronto a sopportare candidamente e a prendere in considerazione le critiche altrui, incapace di animosità o rancori più per assoluto dominio dei suoi impulsi che per indole naturale; coretto e signorile nell’aspetto esteriore, nel tratto, nel vestiti; amante delle cose fini e degli oggetti d’arte, di cui nella sua pur modestissima dimora, s’era circondato; per nulla geloso delle sue creazioni che disperse generosamente per le quali non lasciò alcuna disposizione nel testamento.

Estimatore sottile e chiaroveggente, individuava subito ciò che fosse disdicevole nella musica sacra; però si doleva bonariamente che, per seguire le sue direttive, una falange di «buoni uomini» si fossero messi a comporre secondo i suoi canoni, ma senza un lampo di genio.» (Giuseppe Marchetti).

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

 

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project