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Aiello del Friuli - Mulino Novacco e altri mulini

In Borgo Novacco, nel comune di Aiello del Friuli, in provincia di Udine, si trova il Mulino Novacco, uno tra i più antichi della Bassa Friulana. Formava un tempo un unico complesso con la vicina Casa Murer, antica abitazione a due piani della famiglia del mugnaio, caratterizzata al pian terreno da rustico portico a tre arcate e muro scarpato, con cornice di mattoni “a dente di sega” sotto la linea di gronda, a conferma dell’origine quattrocentesca.

Attestato fin dal XII secolo, l’antichità del Mulino Novacco è rivelata anche dal fatto che è uno dei pochissimi mulini indicato con un toponimo piuttosto che con il nome dei proprietari. Sorge sulle acque della Roggia Barisada o dei Molari, cioè “dei mugnai”, che nasce presso Joannis per gettarsi oi nel fiume Aussa.

Annoverato tra i beni del Patriarca, la proprietà passò nel XV secolo ai nobili Strassoldo. Nel Cinquecento il mulino di Novacco era anche in grado di “battere” il lino e la canapa con apposite “mazze” e nel XVII secolo funzionava con quattro ruote idrauliche a pale, divenute cinque all’inizio dell’Ottocento ed infine sette.

Nel 1823 venne acquistato da Gabriele Ponton di Aiello, dal quale, tramite la dote della figlia, passò a un Colavini, proveniente da Trivignano. I figli Gabriele e Valentino si spartirono la proprietà, separando così il mulino da Casa Murer.

Valentino, a cui toccò il mulino Novacco, decise di ristrutturarlo, per ampliarlo e potenziarlo, tra il 1860 e il 1870. Suo figlio, Arturo Colavini, detto “Marion”, (1862-1938), divenne un noto pittore. Lasciò tra l’altro diverse vedute del borgo natio e dell’immobile che da secoli ne costituisce il fulcro, di fronte al quale stabilì il suo studio di pittore sulla fine del XIX secolo. Vi abitò fino al 1910, quando si trasferì a Udine.

La proprietà andò quindi alla famiglia Milocco di Fiumicello, che proseguì l’attività, costruendo anche una turbina per l’energia elettrica. Nel 1939 i Milocco si trasferirono a Fiumicello, dove ancora oggi gestiscono il locale mulino. La proprietà passò ad Antonio Viola e quindi a suo figlio Aldo.

Mulino Novacco rimase in piena attività fino al 1950, allorché fu dismesso e riadattato a mere funzioni abitative. Oggi, ben restaurato, consente ancora di ammirare la macina in pietra e gli strumenti della pilatura. Viene gestito dalla cooperativa sociale La Cisile che produce vari prodotti biologici, lo utilizza come fattoria didattica e sede di vari progetti sociali.

Nel territorio di Aiello del Friuli vi furono sempre molti mulini. A sud del capoluogo, tra i più antichi, anche se ormai in stato di abbandono e piuttosto fatiscente, vi era il Mulino Miceu, esistente già nel Trecento, quando apparteneva ad una famiglia cividalese detta Salon o Saloni. Nel Cinquecento viene indicato come Mulino del Volto, nome probabilmente dovuto ad una vicina ansa della Roggia dei Prati, che lo alimentava. Sappiamo che nel 1524 era di proprietà di un tal Camillo e, tramite dei magli, vi si lavoravano anche lino e canapa.

Costituito da un complesso di diversi fabbricati, venne anche chiamato Mulino della Covizza, per l’omonimo corso d’acqua che scorre nei pressi o, nel XVII secolo, mulino de Fin, per i proprietari che lo gestivano. In base alle famiglie di mugnai che lo facevano funzionare, fu chiamato anche mulino di Gespe e mulino di Micôr. Nell’Ottocento aveva tre ruote, che oltre alle macine azionavano anche una pila. Per raggiungerlo si prende una strata sterrata che si stacca da Via Petrarca e costeggia il depuratore.

Nel 1776 risulta appartenere alla famiglia Miceu che lo tenne sino al XX secolo. Venne ingrandito nel 1812. Nel 1921 la sua ragione sociale è: molino a palmenti Miceu Giovanni. Negli anni Quaranta divenne azienda agricola e nel 1964 passò di proprietà al signor Silvestro Battistin.

Sempre a sud di Aiello, si trova il mulino Tininin, posto sulla roggia Brischis, al confine col comune di Ruda. Di modeste dimensioni è anch’esso piuttosto antico, risalendo al XIII secolo. Così chiamato dal 1822, il nome è dovuto al soprannome di un mugnaio che lo gestiva, mentre prima fu detto mulino della Longa, che dal 1812 passò il nome anche alla roggia che lo alimentava. Dotato di quattro ruote, funzionò a pieno regime sino al 1935. È stato recentemente restaurato.

Ancora, il mulino Sardon o di Braidis, documentato sin dal Quattrocento e che appartenne a Leonardo, fratello di quel Camillo che gestiva il mulino Miceu. Fu detto anche mulino di mezzo, per la sua posizione rispetto al Miceu e al mulino Simonetti e molino Covizza. A fine Cinquecento apparteneva a tale Battista del fu Gasparo Piacentino. Nel 1536 era dotato di due macine e funzionò sino al 1927.

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