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Udine - Santuario della Madonna delle Grazie

Storia del Santuario

Storia della Parrocchia

Il Santuario della Madonna delle Grazie rappresenta da secoli un punto di riferimento per la devozione mariana a Udine, in Friuli e anche per regioni più lontane.

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L'Ingresso

Al santuario si accede tramite un atrio di disimpegno, il nartece, che riflette il disegno architettonico della navata. La grande vetrata artistica disegnata nel 1972, da Mirella Ria di Udine, separa l’atrio dal resto della chiesa.

A sinistra mosaico della scuola di Spilimbergo su disegno del pittore udinese Arrigo Poz che ricorda il terremoto del Friuli del 1976. Sempre sulla sinistra la caratteristica “maschera del diavolo” antica e preziosa armatura del ‘400 restaurata alcuni anni fa a Firenze.

Ad essa è legata una curiosa storia: “Nel periodo di carnevale dell’anno 1510 (o 1560 secondo altri), un giovane si mascherò da diavolo indossando l’armatura spaventando parecchi cittadini e compiendo ogni sorta di pazzie. Giunto più tardi assieme una compagnia di giovani, davanti la Basilica schernì la Madonna delle Grazie e proseguì, attraversando irriverente il cimitero allora ubicato nelle vicinanze.

Quando giunto a casa, volle levarsi l’armatura, questa non si sfilava. Disperato, tornò davanti alla Basilica chiedendo perdono in ginocchio alla Madonna ed immediatamente egli riuscì a togliersi il pesante fardello lasciandolo poi in dono ai padri quale monito ai non credenti”.

Sulla destra dell’atrio recente affresco dedicato alla Vergine Maria anch’esso di Arrigo Poz e che riprende il motivo dell’Icona. Sulle pareti dell’atrio numerosissimi ex-voto.

 

Il Soffitto

Il soffitto fu affrescato da Lorenzo Bianchini (1825 – 1892), che cominciò nel 1880 dalla campata prospiciente il presbiterio.

Qui sono dipinti i Sette Santi Fondatori dei Servi i cui figli hanno costruito e custodito il santuario; parte in piedi parte inginocchiati venerando la Madonna, loro fondatrice.

A destra è raffigurato S. Antonio da Padova che predica agli Udinesi. A sinistra il martirio di San Valentino, titolare dell’antica parrocchia. Infine San Pietro che consegna il pastorale a Sant’Ermacora primo vescovo di Aquileia. Ai lati delle tele del Tintoretto in due grandi specchi rettangolari il pittore Rocco Pitocco di Udine, al quale era stato preferito il Bianchini, per le opere figurative della cappella, dipinse in chiaroscuro dei gruppi di angeli.

Nella parte centrale della navata, nella vela verso il coro è rappresentata la Vergine consolatrice degli afflitti. Dinanzi a Lei sono dipinti, in atteggiamento di supplica, persone di ogni età e di ogni ceto sociale: il popolo dei santuari; a destra San Giuseppe, sposo di Maria, che protegge la Chiesa Cattolica, simboleggiata dalla cupola di San Pietro; a sinistra la Vergine delle Grazie, alla quale è offerto il Castello di Udine, simbolo del Friuli, protetto dalle invasione dei Turchi, che sono raffigurati mentre vengono sconfitti a Lepanto.

Da ultimo vediamo il Luogotenente Giovanni Emo che dona l’icona taumaturga ai rappresentanti di Udine e ai frati dei Servi di Maria.

Nel 1886 si affrontò la decorazione dell’ultima campata e si poste termina all’opera. In questa vi si raffigura il voto cittadino del gennaio 1599 per la peste del 1598, rappresentato da una processione che si snoda nel Giardino Grande, partendo da Porta Manin; la deposizione dalla Croce; Sant’Ambrogio che a Milano scopre la tomba dei santi Gervasio e Protasio; la Religione Cattolica coperta di bianco velo. Infine, nella grande mezzaluna sovrastante l’artistica vetrata, è dipinto il sultano Maometto II, che, secondo la tradizione, regala in Costantinopoli, al cavaliere Giovanni Emo la tavola della Vergine delle Grazie.

La navata destra

Lo stile del santuario e tipico del sec. XVIII, quando si cercava di stemperare le esasperazioni del barocco con un ritorno al classico. Lungo i muri laterali della navata si fronteggiano quattro pilastroni corinzi, che servono di sostegno alla sopraelevazione settecentesca del muro e di ornamento; altri quattro non appoggiati agli angoli esterni.

Sui pilastroni centrali poggiano due archi che dividono il soffitto in tre grandi campane ognuna delle quali è a crociera. La struttura muraria fu eseguita sotto la direzione di Giacomo Presani. I basamenti delle co-lonne, i capitelli corinzi con i collarini sono opera del lapicida Giovan Battista Cucchiaro.

Appena entrati nel santuario si viene subito colpiti dalla visione delle statue dei dodici apostoli che in nicchie ricavate dagli specchi sporgenti dai pilastroni, sono disposte lungo tutta la navata. In pietra viva di Verona sono opera dello scultore Luigi Minisini di San Daniele (1816-1901). Vennero collocate nelle apposite nicchie nel settembre del 1874. Particolarmente riuscite sono quelle di Giovanni, Giacomo il minore e Taddeo. Il tutto è stato finanziato dal conte Nicolò Agricola.

Nel 1880 si decise di affidare a Lorenzo Bianchini (1825-92), il completamento dell’affresco dei soffitti. Questi realizzò vari soggetti ispirandosi alla storia del Santuario, della Madonna e dei santi. Entrando a destra troviamo il primo altare, dedicato alla Vergine dei Sette Dolori, la statua è molto venerata e nella terza domenica di settembre viene portata in processione.

È una Madonna “vestita” il cui valore artistico sta nel volto e nell’ampia veste. L’altare è il più antico del santuario (1695), di stile barocco con marmi poli-cromi opera del lapicida Girolamo Prodolone da Udine. Sopra l’altare l’Assunzione della Vergine attribuita a Domenico Tintoretto (figlio del noto Jacopo).

Il secondo altare è privo della mensa ed è detto del Crocifisso. In marmo bianco di stile classico(1801), opera del lapicida Michele Zuliani detto Lessani da Udine allievo di Giorgio Massari. Nel disegno volle imitare l’altare della Vergine delle Grazie che sta di fronte ed è opera del suo maestro. Nella pala non datata ma firmata da Vincenzo Lugaro (sec. XVII), vi è si rappresento Cristo in Croce con ai piedi Santa Maria Maddalena e San Girolamo. Il terzo altare è dedicato ai Sette Santi Fondatori e presenta due statue che raffigurano Sant’Antonio di Padova e San Filippo Benizi, lavori del sec. XVII.

I quattro angeli adoranti l’Eucaristia a cimiero dell’altare sono di An-tonio Marignani (1874). Dello stesso i bassorilievi ai lati dell’altare raffiguranti uno il barnabita Alessandro Tartagna di Udine mentre esorta allo studio e alla virtù un suo discepolo; l’altro di padre Gioacchino Bonaven-tura, teatino, che predica dal pulpito. Sopra la cornice di quest’ultimo sono scolpiti in alabastro tre soggetti della passione di Gesù.

La pala invece è opera dell’udinese Giovanni Moro del 1924 e raffigura I Sette Santi Fonda-tori dei Servi di Maria in atto di adorare la Vergine. Sopra l’altare la Natività di Gesù attribuita a Domenico Tintoretto.

Il Presbiterio

Il presbiterio è valorizzato, sulle due pareti laterali dalle orchestre dell’organo. L’altare è opera di Giuseppe Gregorutti da Udine. Venne istallato nel 1893, in sostituzione di quello precedente opera di Michele Zuliani del 1798, ora nella chiesa di Pradielis (Udine). Esso fu consacrato nel maggio del 1901 dal vescovo Zamburlini.

Le due statue sono San Giuseppe e San Gioacchino opera di Ernesto Tonetti di Massa Carrara (1895). Il gruppo di angeli sopra l’altare, in marmo bianco di Carrara, destinati a sostenere l’ostensorio durante l’esposizione eu-caristica sono di Francesco Zugolo (1904). Sulle mensole sovrastanti le porte laterali ai lati dell’altar maggiore vi sono due busti settecenteschi raffiguranti il Beato Bertrando e Sant’Agostino.

I due angeli di autore ignoto posti sull’arco che divide il presbiterio dall’abside, sono di gran pregio e risultano collocati più o meno nello stesso, luogo sin dal 1752. Qualcuno li attribuisce a Orazio Marinali. Tra il presbiterio e l’altare sono presenti due tele: quella a destra è settecentesca di autore ignoto, raffigura in altro tra le nubi la Vergine col Bambino e San Gottardo; sul piano ai due lati sono dipinti San Floriano e Sant’Antonio abate. Quella a sinistra di Eugenio Pini, rappresenta San Filippo Benizi mentre contempla la Santa Trinità assieme ai Santi Cassiano e Caterina. Al centro dell’abside, sul fondo, campeggia il capolavoro pittorico del santuario, la tavola dipinta da Luca Monteverde, morto all’età di soli 26 anni e discepolo di Pellegrino da San Daniele, firmata e datata.

Essa raffi-gura la Vergine in trono col Bambino e i Santi Gervasio, Protasio, Sebastiano e Rocco. Fu eseguita nel 1522 su commissione della confraternita laica di San Gervasio. La ricca cornice in legno dorato e opera dell’intagliatore udinese Francesco Querini (1877). Dietro l’altar maggiore si può ammirare il pregevole coro ligneo del 1692. Nell’aprile 1880 si iniziò alla decorazione dell’abside che fu terminata nell’agosto dello stesso anno.

Fra stucchi ornamentali ed altre decorazioni pittoriche vengono ricavati tre spicchi dorati, nei quali, al centro, è dipinto il Padre eterno con la Colomba dello Spirito Santo in una gloria di angeli; a destra la Natività di Gesù e a sinistra Adamo ed Eva nel paradiso terrestre con i segni del peccato originale.

Nell’arcata che divide l’abside dalla cu-pola sono dipinti San Gottardo, San Valentino e un gruppo d’angeli. Il fregio in stucco e composto da ornamenti di foglie d’acanto, interrotto nella sue lunghezza, ogni metro da puttino e croce alternati; questa decorazione partendo dall’abside, fascia il presbiterio e l’intera navata. Tutto il lavoro fu eseguito dall’udinese Giacomo Manoglio. L’anno successivo fra marzo ed agosto si lavorò alla decorazione della cupola.

Questa è il luogo della glorifica-zione. Infatti nei quattro grandi riquadri si ammira: l’Incoronazione della Vergine, in una gloria di Santi da parte della SS. Trinità; a destra una gloria di angeli con figure di Santi; a sinistra sempre gloria di angeli con fi-gure di Sante; di fronte l’Incoronazione della Vergine, gruppo d’orchestra formato da angeli.

Nei pennacchi so-no dipinti quattro profeti Daniele, Geremia, Ezechiele e Isaia. Le arcate che sostengono la cupola sono decorate con foglie e fiori in chiaroscuro su fondo dorato.

La navata sinistra

Partendo dal Presbiterio e andando verso l’uscita, troviamo il secondo altare di sinistra, dedicato a San Pellegri-no Laziosi. Questo altare, come il primo a sinistra, furono disegnati da Valentino Presani ed eseguiti fra il 1845-49 dai lapicidi Giacomo Vidussi per la parte architettonica e da Antonio Baldissera per gli ornati che decorano i pilastri, i fregi e la mensa.

Ai lati di questo terzo altare si ammirano le statue della Fede e della Carità, opera di Vincenzo Luccardi (1853). Dello stesso autore sono gli Angeli adoranti e la Croce (1846) posti a cimiero dell’altare. Anche questo porta ai lati due bassorilievi: quello a destra opera dello scultore Casagrande, mentre quello di sinistra e opera di Vincenzo Luccardi. Sopra l’altare tela rappresentante la Natività di Maria, attribuita a Domenico Tintoretto.

Questo altare è posto tra i due ingressi della cappella primitiva. Il primo altare, già detto delle Reliquie, è ora dedicato a Santa Giuliana Falconieri e fu progettato da Valentino Presani. Ospita nei due pilastri, al centro e sotto la mensa numerose reliquie di santi, in gran parte appartenenti alle monache Clarisse ed acquisite nel 1866.

Le due statue sono la Speranza e la Carità opera di Ernesto Tonetti (1894). Sopra l’altare quadro attribuito a Domenico Tintoretto: Martirio di Sant’Orsola. Gli affreschi: sono di Lorenzo Bianchini mentre i lavori di decorazione sono di Ferdinando Simoni: sono gli stessi che operarono nella cappella della Vergine.

La cappella del Beato Bonaventura

Per la custodia dell’icona taumaturga, all’inizio del 1516 si diede principio a questa cappella. Quando venne co-struita il padre Filippo Abrizzi, teologo e grande predicatore dell’Ordine dei Servi di Maria, lanciò un concorso tra i poeti udinesi, perché l’avvenimento fosse celebrato con opere poetiche che, raccolte in un’urna, sarebbero state sotterrate sotto il pavimento della cappella.

Alcune di queste opere si conservano ancora. La costruzione si concluse vero la meta del 1518. L’architettura è semplicissima. A pianta rettangolare, si apre i un piccolo presbiterio racchiuso da un’abside circolare. Il soffitto è a volta. Da ognuna delle pareti laterali si in-nalzano tre archi a sesto acuto, che terminano ad un sesto dal soffitto.

Nelle sei lunette e nelle sei unghie riman-gono le testimonianze degli affreschi di Gaspare Negro iniziati nel maggio 1518. Tre le figure ancora identifi-catili dentro le lunette: Santa Orsola, Santa Barbara e Santa Maria Maddalena. Nelle unghie si leggono alcuni volti di angeli. Dopo la costruzione della nuova cappella della Vergine, questo venne dedicata al Beato Bonaventura da Forlì.

Attualmente vede un semplice altare (1970) dove sono conservate le reliquie del Beato Bonaventura da Forlì († 1491), mentre il vecchio altare (1689) si trova nella chiesa dell’Istituto Renati. Ai lati due statue sette-centesche di autore ignoto: S. Giovanni Battista e S. Giuseppe. Sulla parete sinistra due affreschi rimossi da una casa distrutta presso la chiesa di San Valentino in Borgo Pracchiuso.

Sulla parete destra alcuni cimeli attribuiti alla Beata Elena Valentinis († 1458). Il fonte battesimale è cinquecentesco con moderna copertura. Appeso al centro dell’abside uno stupendo crocifisso del Trecento che apparteneva ai frati Eremitani di Sant’Agostino che officiavano nella chiesa di S. Lucia a Udine poi ereditato dalle Clarisse che lo lasciarono ai Servi di Maria quando nel 1866 si rifugiarono in questo convento.

La Cappella della Vergine

L’idea di una nuova cappella per l’icona venne ai frati quando si stava ristrutturando la chiesa. Il 18 febbraio 1746 inoltrarono una supplica al Consiglio Comunale di Udine il quale fece un primo stanziamento di 5.000 ducati. Venne scelto il progetto di Andrea Camerata e il 18 febbraio 1754 si diede inizio allo scavo delle fondamenta e la struttura architettonica della cappella fu completata nel 1759. A pianta a quadrata che si apre sul presbiterio, è sormontata da una cupola, sostenuta ai lati da otto colonne ioniche. Comprendendo anche il presbiterio misura m. 11 di profondità.

Nel 1760 si diede inizio alla decorazione interna e l’originario disegno dell’altare venne sostituito con uno nuovo di Giorgio Massari. Questo altare è un capolavoro di ordine corinzio. Quattro colonne sostengono un attico sul quale stanno sdraiati due angeli che delimitano una pala di marmo scolpita con una gloria di angeli, al centro della quale campeggia la tavola della Vergine.

Questa icona di scuola bizantina, venne donata al Santuario dal cavalier Giovanni Emo, luogotenente di Venezia, che a sua volta l’aveva ricevuta dal Maometto II.

L’icona raffigura la Beata Vergine Maria che con il volto leggermente inclinato verso il Figlio, lo sorregge con il braccio destro, tenendo nella mano sinistra una rosa.

Il Bambino Gesù si presenta nell’atto di poppare alla mammella destra della Madre e si mantiene in equilibrio afferrando il pollice destro di lei. In alto dell’immagine si leggono due sigle in lettere greche che significano “Madre di Dio”. L’icona pertanto si allaccia all’insegnamento del Concilio di Efeso, in cui si proclamò la maternità divina di Maria: come segno del legame nella carne e nel sangue della madre di Dio (l’atto di poppare).

La sostituzione di “Maria Madre della Grazia” (ossia del Signore Gesù stesso) con il titolo più comune di “Beata Vergine delle Grazie” e “Madonna delle Grazie” deriva dall’esperienza devozionale di Maria come via di mediazione delle grazie divine, ripresa anche dalla rosa che sta nella mano sinistra, simbolo che si rifà alla “rosa d’oro” medievale.

Il 6 settembre 1870 l’effigie della Madonna delle Grazie venne solennemente incoronata da parte del Capitolo Vaticano (primo centenario della costruzione della cappella). Tra gli ornamenti che portava c’era una pesante collana appartenuta a Giovanni Emo. In questa occasione, la cappella venne restaurata e la cupola decorata. Ferdinando Simoni curò le decorazioni, Lorenzo Bianchini la pittura figurativa. Nella cupola otto angeli simboleggiano i principali titoli della Vergine: le Grazie, l’Annunziata, L’Addolorata, il Rosario, il Carmine l’Assunta. Nei quatto pennacchi sono dipinti Sant’Agostino, San Girolamo, San Gregorio e San Bernardo, dottori della Chiesa. Il lapicida Francesco Lesano ha eseguito tutti i lavori di scultura, compresa la pala d’altare.

Ai lati dell’altare numerosi ex voto, mentre alle pareti due tele: a destra Ester dinnanzi ad Assuero e a sinistra Giuditta con la testa di Oloferne, opere di Giuseppe Diziani. Nelle mezze lune laterali troviamo le vetrate realizzate da p. Fiorenzo M. Gobbo OSM, che nel 1996 hanno sostituito dei vetri colorati di scarso pregio.

Il Chiostro

Usciti dalla Basilica, sulla sinistra, si trova l'ingresso al convento. Da qui si giunge ad un ampio e luminoso chiostro. Esso risale al sec XVI, anche se fu costruito in tappe successive. Comunque la sua architettura è fon-damentalmente quella cinquecentesca.

Solo nel sec. XVIII, in correlazione con i lavori della chiesa venne completato il convento e si rifece la cisterna al centro del chiostro (1718), che si vede tuttora. Sostituiva quella precedente risalente al 1503 e che doveva servire anche per gli abitanti di Borgo Pracchiuso. Al XVIII secolo vanno pure riferiti i resti degli affreschi delle 34 lunette del chiostro, che illustrano episodi della storia dei Servi di Maria e del santuario. Forse connesse con la presenza e l’attività del pittore servita Carlo Griffoni.

Al pian terreno si trovano: l’archivo del Santuario, consultabile previa richiesta; il salone cinquecentesco “Frà Paolo Canciani”; la Biblioteca “Frà Paolo Sarpi”; la penitenzieria, con mosaico di Arrigo Poz Nelle sale al piano terra sono ospitati alcuni dipinti e tele di pregio, tra le quali un quadro recentemente restau-rato di Vincenzo Lugaro raffigurante "S. Antonio da Padova che predica agli udinesi". Adiacente alla scalinata che conduce al Santuario trova sede la cancelleria, dove si possono acquistare le pub-blicazioni edite dai frati e oggetti devozionali.

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Il Santuario della Madonna delle Grazie
negli anni '70

La Biblioteca

Intitolata a Paolo Sarpi, la Biblioteca fu fondata nel XV secolo e più volte ricostruita ed incrementata. Nel 1905 fu parzialmente aperta al pubblico e potenziata dal 1923, con il ritorno dei Servi di Maria. È ricca di circa 35.000 volumi, tra i quali si annovarano diverse cinquecentine, codici e antifonari. La Biblioteca comprende anche una raccolta di stampe e manoscritti.

Qui è conservato anche un curioso e suggestivo reperto. Dove ora c’è Piazza I Maggio, si estendeva un acquitrino formato dallo scarico delle Rogge della città. Secondo una leggenda, nel lago sarebbe vissuto un mostro, ucciso da un giovane eroe inviato dalla Vergine. Una costola gigantesca, che sarebbe appartenuta al presunto mostro, si conserva ancora nella biblioteca del santuario.

 

I frati Servi di Maria - OSM

La storia del convento si fonde con la storia della presenza dei Servi di Maria in Udine: da sempre infatti essi sono "i frati della Madonna delle Grazie". E dal loro insediamento del 1479, la loro azione pastorale e spirituale si irradiò in tutta la regione, grazie a grandi predicatori dell'ordine come fra Bonaventura da Forlì (+ 1491); fra Fortunato Signori (+1567); fra Filippo Albrizzi (1516).

Udine avrà il suo primo concittadino "servo" nel 1489 e nel 1549 darà alla Congregazione d'Osservanza un vicario generale con Filippo Frangipane. Da Udine i Servi svilupparono la loro opera nella zona, fondando conventi ad Aviano (1480), Gradisca (1481), Valvasone (1484).

La presenza dei Servi di Maria non fu però ininterrotta. Infatti nel 1797, in seguito all'occupazione francese, es-si furono espulsi da Udine, mentre il convento divenne proprietà del demanio. Nel 1827 Monsignor Alessio divenne Canonico delle Grazie. Disponendo di larghi mezzi familiari acquistò in proprio dal demanio l'ex convento dei Servi e lo legò in perpetuo al Santuario delle Grazie.

Dopo l'esemplare servizio del clero secolare, il 2 luglio 1923 i frati ritornarono alle Grazie, gioiosi di riprendere il loro plurisecolare servizio alla Vergine e l'assistenza spirituale ai devoti del Santuario, che si esprime anche con l'accoglienza dei fedeli nell'ampia Penitenzieria, definita vera clinica dello Spirito.

 

Gli Ex Voto

Testimonianza del fecondo rapporto di fede tra il Santuario e il Friuli, sono i numerosissimi "ex voto", che costituiscono un fondamentale elemento per la lettura di come si è sviluppata l'azione spirituale e la devozione popolare verso la Madonna delle Grazie.

Attualmente gli ex-voto più preziosi e antichi sono custoditi all'interno del convento, mentre altri sono esposti nel chiostro, all'ingresso della Basilica, nella cappella della Madonna, nel corridoio che conduce dalla cancelleria alla Cappella delle confessioni.

 

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Altre informazioni:
Parrocchia Beata Vergine delle Grazie
Piazza I° Maggio, 24
33100 Udine
Tel. +39 0432 505324
Web:
www.bvgrazie.it 

 

Video - Servizio di Telechiara sulla Madonna delle Grazie

 

 

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