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Pradamano - Villa Merlo-Dragoni-Giacomelli

Villa Merlo-Dragoni-Giacomelli si trova al civico 4 di Via Libertà a Lovaria, località del Comune di Pradamano in provincia di Udine. Nella prima metà del Cinquecento il complesso apparteneva alla famiglia udinese Merlo.

Esso era costituito da due case dominicali dette "casa grande" e "casa bassa", dalle case per coloni, dagli annessi rustici, dalla braida e dai terreni. Alla metà del XVI secolo la "casa grande" venne acquistata dalla famiglia Dragoni, mentre la "casa bassa" rimase proprietà dei Merlo fino al 1687. Da quella data passerà a diversi proprietari sino al 1722-23, quando l’intero complesso verrà acquisito della famiglia Dragoni.

Ristrutturata nelle forme attuali, sul finire del Settecento e nei primi anni dell’Ottocento, la contessa Lavinia Florio in Dragoni, figlia del poeta Daniele e discendente di una illustre famiglia ricca di letterati, la utilizzerà prima come residenza di campagna e salotto letterario: ritrovo in stile arcadico di nobili intellettuali, ispirato ad una vera ricerca spirituale, temperata da una certa “grazia friulana.

In seguito all’arrivo dei Francesi, diverrà la sua residenza stabile. Nel 1863 la villa verrà messa all’asta ed acquistata da Carlo Giacomelli, il commerciante carnico che aveva costuito qualche anno prima una villa di famiglia a Pradamano.

Villa Merlo-Dragoni-Giacomelli sorge presso la chiesa parrocchiale, sul lato nord della piazza del paese, che domina con un’ampia facciata bassa e lunga, ripartita da lesene con una trifora centrale. La parte più interessante dell'edificio però è quella della facciata retrostante, che si presenta con un singolare corpo timpanato riquadrato da due torri laterali, a base ottagonale e collegate al piano nobile da una loggia che un tempo si apriva su tre lati.

Questa facciata un tempo era la principale, che guardava verso l’antica via Bariglaria, che passava vicino. All’interno sono sopravvissute numerose decorazioni, riportate alla luce anche con recenti restauri.

L’edificio principale corrisponde alla cosiddetta Casa Grande, mentre la Casa Bassa ospita un’osteria sin dal 1721, la cui insegna è dipinta sul muro.

 

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