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Gradisca d'Isonzo - Il Duomo

Il Duomo sorge nel capoluogo di Gradisca d'Isonzo, comune in provincia di Gorizia, all'angolo di Via Antonio Bergamas. Fu concattedrale, assieme a quella di Gorizia, dell’Arcidiocesi.

La chiesa originale dipendeva dal Capitolo di Aquileia sin dal 1342. Questa, dopo alcuni lavori di restauro, venne riconsacrata nel 1660 dall’Arcidiacono di Aquileia, per poi divenire sede parrocchiale di Gradisca nel 1680, dedicata a San Salvatore. Tuttavia nel 1747, i Servi di Maria della vicina chiesa dell’Addolorata, sita in via Ciotti, aprirono una questione sul titolare, rivendicando il diritto alla loro chiesa, cointitolata al Salvatore.

Questo diritto derivava dalla concessione del Doge, che nel 1483 aveva concesso ai Servi, provenienti da Venezia, la chiesa con tutti i diritti e proventi. Questi la consacrarono al SS. Salvatore, per poi affiancare, come tradizione, una dedica alla Madonna.

Queste pluriennali dispute si inserivano probabilmente in un più ampio problema della gestione del Patriarcato, diviso tra Venezia e Austria. Con la fine di questo e la sua divisione nelle Arcidiocesi di Udine e Gorizia, la questione venne ricomposta nel 1753 da Mons. Carlo Michele d’Attems, Arcivescovo di Gorizia, che elevò a Vicario Foraneo di Gradisca, Bruma, Farra, Villesse, Romans e sue filiali il Parroco di San Salvatore, titolo riconosciuto ufficialmente alla chiesa di Via Bergamas.

Solo poco dopo, comunque, con l’elevazione a rango Arcivescovile della cittadina (visto anche che l’Imperatore era personalmente titolare della Contea Principesca di Gradisca), nel 1789 venne intitolato ai Ss. Pietro e Paolo.

Nel 1988 dell'Arcivescovo di Gorizia Padre Antonio Vitale Bommarco soppresse la vecchia titolazione "Arcidiocesi di Gorizia e Gradisca" e la parrocchia di Gradisca è divenuta Sede di Arcidiocesi Titolare.

Durante i festeggiamenti del Giubileo del 2000, il 19 novembre l’Arcivescovo Dino De Antoni ha benedetto la conclusione dei lavori di restauro che hanno interessato la chiesa.

La stupenda facciata settecentesca di stile barocco fu eseguita su disegno di Paolo Zuliani (1750- 52). Essa e divisa in tre parti da colonne binate con capitelli corinzi terminanti nel timpano ha un portale centrale con sopra una finestra rettangolare con balaustra e due porte laterali. La fiancheggia un tozzo campanile.

L'interno a tre navate fu rifatto a partire dal 1656 su una precedente chiesetta a una navata e conserva uno scenografico altare maggiore in marmo, che occupa tutto il vano del presbiterio, opera di Leonardo Pacassi (1690), autore anche delle due statue laterali, raffiguranti i Ss. Pietro e Paolo.

Posta sulla parete di fondo del coro si trova una bella pala con la Resurrezione, di autore incerto: forse di Pomponio Amalteo o forse di Antonio Secante. La cornice marmorea che circonda la pala, raffigurante drappi sostenuti da putti alati, è anch'essa una bella opera di Leonardo Pacassi.

Giacomo Bernardelli, sacerdote cormonese, ha dipinto nel 1803 la pala posta all'altare di San Nicolò, detto anche di Sant'Antonio, raffigurante: la Beata Vergine con Bambino e angeli adorata dai Ss. Nicolò, Rocco, Valentino e Apollonia. La parte superiore in pietra è opera di Giuseppe Ziperla (1796).

 L'altare del Crocifisso ha una custodia di reliquie in marmo di Paolo Zuliani (1722). Dello stesso la mensa dell'altare della Beata Vergine del Carmine, l'alzato e le quattro statue che lo sormontano sono del Ziperla (1794). Di ignoto scultore padovano sono le due statue di San Luigi Gonzaga e San Giovanni Nepomuceno. La statua della Madonna è originaria della Valgardena e fu acquistata nel 1938. Nell'altare di Sant’Anna, una pala di Lorenzo Bianchini (1863).

Il Duomo era stato affrescato da Giulio Quaglio sul finire del Seicento, ma i dipinti purtroppo sono andati perduti (ne resta un piccolo esempio in canonica). Clemente Del Neri ridipinse l’interno della chiesa nel 1892.

Il Duomo comprende anche la Cappella Torriani, nella quale si trovano preziosi stucchi della fine del Seicento ed il monumentale sarcofago di Nicolò II della Torre (capitano della fortezza dal 1512), del 1557, unico esempio del genere esistente in Friuli. Ha figure allegoriche sul fronte dell'urna e il bassorilievo con la figura del conte in armi nel ripiano superiore.

 

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