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Valvasone Arzene - Il Castello di Valvasone

Il castello di Valvasone, capoluogo del comune di Valvasone Arzene in provincia di Pordenone, circondato dalle vecchie mura e dal fossato, domina la piazza del paese ed è Monumento nazionale.

Già in epoca romana doveva esserci una postazione di difesa, a guardia dei guadi sul Tagliamento e della strada che, passando per Concordia Saggitaria, seguiva la riva destra del fiume si congiungeva con la Julia Augusta.

Nel 1206 viene citato Wolveshon, toponimo di origine germanica, che indica che probabilmente il castello fu infeudato ad una famiglia nobile Tedesca di cui si ignora il nome. In questo periodo il mastio assunse la forma castellana. Sul finire del secolo XIII, passo ad un ramo dei Cucagna, che assunsero il nome di Valvasone.

Il castello fu distrutto da un incendio nel 1363. Subì nei secoli numerosi rifacimenti. Venne occupato dalle truppe veneziane nel 1420 quando conquistarono il Friuli. Nel 1499 fu assediato dai Turchi, che però non lo espugnarono. Subì il saccheggio nel febbraio del 1511, durante la rivolta contadina del Giovedì Grasso.

Il castello fu frequentato da personaggi illustri. Nel 1409 vi soggiornò Papa Gregorio XII, di ritorno dal concilio di Cividale. Vi nacque il conte Erasmo da Valvasone, rilevante poeta cinquecentesco. Vi dimorarono Papa Pio VI nel 1782, mentre era diretto a Vienna, e Napoleone, che per tre giorni qui abitò, stabilendo il comando francese, prima della battaglia del Tagliamento, nel 1797. Nel 1884 venne demolita parte del mastio quattrocentesco, perché ritenuto pericolante. Ha subito danni nel terremoto del 1976. Negli ultimi anni è stato oggetto di una serie di restauri.

Quella che oggi vediamo e la sua struttura tardo cinquecentesca che, come per molti altri castelli, ha ingentilito le forme, venute meno le esigenze militari e avviato ad un utilizzo di mera residenza di campagna. La facciata riporta elementi in pietra scolpita nel portale, le finestre e un poggiolo di gusto rinascimentale. Sulla sinistra un piccolo porticato ad archi ribassati, di epoca tardo settecentesca.

Il castello di Valvasone conserva al suo interno diversi elementi artistici. Nel vecchio atrio, si trovano gli interessanti resti di un ciclo di affreschi detto “di Matilda”, affiancati da medaglioni, databili nella prima metà del Quattrocento. Il salone è decorato con un fregio cinquecentesco.

Abbastanza singolare è il teatrino di gusto settecentesco, realizzato nei primi anni dell’Ottocento, posto al piano terra, con file di palchetti in legno scolpito, con posto centrale per la famiglia. Rimane ben conservata anche la tribuna per l’orchestra, i cui pannelli sono dipinti a tempera. Purtroppo il palcoscenico e le quinte furono venduti dai famigliari ad antiquari, negli anni Trenta del Novecento. Nel Marzo del 2006, durante un restauro, in un locale vicino al teatrino, sono stati riportati alla luce degli affreschi databili alla fine del Trecento.

Un vasto salone è posto al primo piano, con possenti travature decorate e metope. Le varie stanze sono decorate con varie opere di pregio, attribuite al pittore Antonio Bison. In un vano posteriore si trova un pregevole balconcino, probabilmente del Sansovino. Ancora, interessante la cappella domestica, decorata con stucchi da Bernardino Barelio nel tardo Seicento. Bella la cucina settecentesca, posta allo stesso livello, in cui trionfa il grande focolare .

Al secondo piano, si trovano: la Sala dei Giochi, detta anche “delle cineserie”, completamente affrescata; una sala con affreschi attribuiti ad Antonio Bison, ispirati alla campagna napoleonica in Egitto; la Sala Bianca, ricca di stucchi, dove Napoleone pernottò.

Due camere destinate a boudoir sono decorate con stucchi ed affreschi, richiamanti motivi turcheschi e temi paesaggistici ispirati ai lavori di Marco Ricci. Una ricca collezione di quadri è presente nel castello.

Infine le cantine, un tempo destinate a prigioni, sono state rese comunicanti con i lavori di un recente restauro. Vi era un attracco per le barche che giungevano dai canali circostanti, oramai asciutti, alimentati dai numerosi corsi d’acqua e che un tempo consentivano di raggiungere navigando Portogruaro.

 

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