Cerca nel sito

 

 

 

Home > LocalitÓ > Comuni > Gorizia > Storia > Il tramonto del Patriarcato

 

Gorizia - Storia di Gorizia: Il tramonto del Patriarcato

Il conte di Gorizia aveva sempre riconosciuto Gorizia come feudo Patriarcale, ma Re Sigismondo d’Ungheria il 2 luglio 1415, usurpando un diritto della Chiesa d’Aquileia, da Costanza fece l’investitura feudale ad Enrico IV e a suo fratello Gian Mainardo, della contea di Gorizia, del Palatinato di Carinzia, del garrito (un tribunale) di Flambro in Friuli e la contea di Heunburg con tutte le pertinenze.

Questo generò un’enorme tensione tra il Patriarca e i conti di Gorizia. Nel luglio 1418 la Repubblica Veneta prese ai suoi servizi il conte Filippo Arcelli da Piacenza e lo inviò, alla testa delle sue truppe, contro il Friuli. Il Patriarca accortosi che le mire di Venezia erano la conquista del Patriarcato, inviò un messo per chiedere un salvacondotto per gli ambasciatori, e si tenne sulle difensive.

Ma l’Arcelli avanzava e nel settembre conquistò Pordenone, Porcia, Brugnera, solo Sacile e Prata resistettero. Venezia non dette ascolto agli ambasciatori più volte inviati e il 4 luglio 1419 il Patriarca decise d’affidare alle armi la sorte del Patriarcato.

Un tradimento, che fece grande scalpore e che indebolì molto il Patriarcato, fu quando Cividale l’11 luglio si accordò segretamente, per mezzo dei suoi rappresentanti, con Venezia in cambio del ripristino del suo ruolo passato: essere la prima città del Patriarcato. In cambio si impegnò a sostenere le truppe veneziane.

Venezia proseguì nell’impresa contro il Friuli prese Sacile dopo un assedio, il 14 agosto. Il 21 i Porcia trattarono per il loro Castello di Porcia. Aviano fu preso e bruciato perché non servisse da asilo agli Ungari. Il 23 si arrese Caneva, Cordignano e i luoghi vicini. Il Patriarca impaurito decise di recarsi in Ungheria personalmente a chiedere soccorsi che ogni giorno diventavano più urgenti.

Venezia intanto, avendo timore dell’entrata degli Ungari, mandò a Udine un messo per portare un salvacondotto per le trattative di pace ma il Patriarca era assente ed allora i Veneziani si prepararono a difendersi. Il Patriarca Lodovico ritornò con 6000 soldati e accompagnato dal conte Enrico di Gorizia e da Nicolò di Prata il 25 novembre pose campo a Bottenicco coll’intenzione di prendere Cividale.

I Cividalesi erano aiutati dai Veneziani comandati da Taddeo d’Este. Per quindici giorni con bombarde e scale gli uomini del Patriarca tentarono di prendere la città anelando al saccheggio, ma furono respinti. Poi il freddo la neve e lo scoramento di questi mercenari li costrinse a ritirarsi: parte riparò a Udine e parte tornò in Ungheria. Il conte di Gorizia fu fatto prigioniero e dovette più tardi pagare il riscatto a Taddeo d’Este.

 All’inizio del 1420, le truppe veneziane condotte dall’Arcelli, ripresero la loro azione e il 14 marzo sottomettevano Feltre, il 24 aprile Belluno, il 10 maggio fu presa l’abbazia di Sesto, il 12 si arrese Portogruaro e nei giorni seguenti furono sottomessi S. Vito e Cordovado.

Il 19 maggio si sottomisero anche gli Strassoldo, il 26 i di Prampero, i Valvason, gli Spilimbergo, il 3 giugno si piegò anche Maniago. Così, 30 maggio, Enrico e Gian Mainardo scesero a patti con Venezia, rompendo ogni vincolo con l’imperatore Sigismondo e mettendo in pegno il Castello di Belgrado e le sue pertinenze finché non si facesse pace tra Venezia e l’imperatore. anche Albona e Fianona in Istria il 3 luglio si sottomettevano a Venezia.

Il 19 luglio 1420 le truppe veneziane comandate dal luogotenente Morosini entrarono a Udine, dichiarando politicamente e simbolicamente la fine del potere temporale patriarcale.

•Viaggio in Friuli Venezia Giulia

 

 

<<PRECEDENTE                                                                                                 SUCCESSIVA>>

 

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project