Cerca nel sito

 

 

 

Home > LocalitÓ > Comuni > Gorizia > Storia > Il Settecento

 

Gorizia - Storia di Gorizia: Il Settecento

Il secolo XVIII vide una nuova trasformazione di Gorizia, che perdeva via via il suo carattere di fortezza per assumere prevalentemente quello di mercato, centro di strade e “ponte”, già presente in passato anche se con funzioni secondarie rispetto a quelle militari. Però per quanto riguarda il Castello si pensò sempre a renderlo inespugnabile, si compi il nuovo bastione (Bastione II) e fu innalzata la muraglia verso Castagnavizza. Nel 1702 fu portata a termine la terza linea d’opere di fortificazione, nel 1704 si diede mano alla Santa Barbara del castello, e nel 1706 si rafforzò la Torre del Ponte.

Nel 1708 Giuseppe I imperatore allora regnante, estendeva la giurisdizione del gastaldo di Gorizia, sulla parte dei sobborghi detti “Braida Vaccana” che comprendeva l’area dove oggi sorgono le vie Sant’Antonio e Carlo Favetti Vaccano (appunto in memoria della famiglia), Formica, della Cappella ecc. Cessate le esigenze difensive il fossato fu ricoperto, il vecchio borgo si fuse con le aree circostanti di più recente sviluppo e la città. La popolazione aumentò nel corso del secolo da 5400 a 9200 abitanti, e Gorizia si estese gradualmente assumendo una forma allungata lungo le principali direttrici di traffico interregionale.

Nel 1713 il Castello fu assediato da alcune migliaia di Tolminotti e abitanti dell’Altopiano, che volevano protestare per il dazio sul sale e sulle carni. Ma l’ordine fu celermente ristabliito.

Una nuova espansione si ebbe verso occidente per la cresciuta importanza della strada per Trieste, mentre a nord e a nord-ovest essa continuava lungo le strade preesistenti, formando un nuovo borgo oltre il torrente Corno, il Borgo Carinzia. Questo borgo, di case sparse per la campagna, si congiunge al nucleo cittadino mediante il ponte sul torrente Corno, costruito nel 1734. Tanto sul Corno dove erano sorte, accanto al Palazzo degli Attems e alla fontana del Pacassi alcune case in appendice quasi alle belle abitazioni della Contrada Signorile (l’attuale Via Carducci), quanto nel Borgo Piazzutta, dove la munificenza di Vido del Mestri aveva fatto sorgere un ospedale e un convento, nonché la chiesa di Ss. Vito e Modesto, e sullo Studeniz, altro borgo in cui il marchese Alvarez aveva retto un ricovero per gli orfani (oggi ospedale dei Fatebenefratelli), si costruirono nuove abitazioni.

Nel 1740 sorse il Teatro della Società di Gorizia che per due secoli fino al 1934 fu luogo d’incontro, aperto a tutti, con la musica, la lirica, la prosa. La sua storia inizia quando Giacomo Bandeu, esattore dei dazi della contea di Gorizia, nel 1740 costruì il primo tetro pubblico a Gorizia. Nel 1779 l’edificio andò distrutto da un incendio. Un altro membro della famiglia Bandeu, Filippo, ottenne l’autorizzazione di costruire un teatro nuovo che fu inaugurato nel 1781. Questo teatro ebbe alterne vicende finché nel 1810 fu costituito il Teatro di Società con statuto speciale. L’interno del teatro era costituito da tre ordini di palchi di proprietà dei soci, sopra i pachi c’era la galleria o loggione per il pubblico. L’area del pianoterra era adibito a platea per il pubblico e fossa armonica per l’orchestra.

Nel 1856 fu affrescato dal friulano Rocco Pitacco su disegni del goriziano Raffaele Pich che raffigurava La civiltà europea; nel 1899 fu rinnovato l’affresco del soffitto con l’opera Il trionfo dell’arte di Eugenio Scomparini. Il teatro fu intitolato a Giuseppe Verdi, l’assemblea dei soci, per inspiegabili difficoltà finanziarie, ne decise vendita a un gruppo di cittadini i quali malauguratamente attuarono il progetto di demolizione della parte interna del teatro per ricavarne l’attuale sala, ultimamente ristrutturata. Scompariva così un teatro settecentesco per il quale la Gorizia di quel tempo andava giustamente fiera.

Il Magistrato civico, subentrato al Consiglio del gastaldo in conseguenza delle riforme teresiane, acquistò il diritto parziale di giurisdizione pagando un congruo premio in denaro alla camera imperiale, cui quelle terre appartenevano.

Verso la metà del 1750 si gettarono le basi d’una nuova contrada, quella dei Macelli (oggi Via Morelli) così chiamata perché vi sorgeva il nuovo macello. Con questi ingrandimenti alla fine del ‘700 Gorizia aveva raggiunto un’estensione rilevante e un numero d’abitanti ragguardevole.

Nello stesso tempo furono selciate le vie cittadine e si provvide a portare l’acqua in città da Montecorona, mediante un acquedotto che alimentava le due fontane in Piazza Grande e in Piazza del Corno (attuale Piazza de Amicis), mentre prima d’allora ci si serviva di pozzi.

In questo periodo si ha notizia che a Gorizia esistevano 4 farmacie: “All’Orso Nero” nel Traunik (poi Piazza Grande, ora Piazza della Vittoria) aperta intorno al 1650, “Al Moro” in Via Carducci, “All’Orso Bianco”, nel odierno Corso Italia, “Ai Due Mori” in Via Rastello. Inoltre si sa che nel convento delle Clarisse esisteva una farmacia che fu incorporata a quella “Al Moro” quando l’Ordine fu soppresso a Gorizia nel 1783.

Due fabbriche erano note ed attive a Gorizia nel sec. XVIII, quella di Pietro Brautz aperta nel 1783, prima fabbrica goriziana di maioliche. Era sita a Salcano vicino alla parrocchiale; la sua attività durò una trentina d’anni. Va notato che quando nel 1887 nel Palazzo Attems, si tenne la Prima Esposizione Artistica Goriziana L. C. Ippaviz scriveva nel catalogo: “...non v’è famiglia patrizia o borghese di qualche importanza, che non possegga i graziosi cestellini, piatti, le bianche figurine, chicchere ecc. uscite da queste fabbriche compaesane”. Marco Foglietti nato a Treviso nel 1764 che aveva cambiano nome da Folgetta a Folgetti e quindi Foglietti, era pittore di maiolica presso la fabbrica Brautz, nel 1794 chiese d’essere ammesso alla cittadinanza di Gorizia, e subito aprì una “Fabbrica di Majolica” a Gorizia in Borgo Italia 1.

Dopo cento anni d’insegnamento, la Scuola delle Orsoline, per il loro costante ed intenso lavoro ricevette nel 1775 un grande riconoscimento “Caposcuola di Gorizia” e l’insegnamento in quella scuola è reso obbligatorio con diritto a esami pubblici. La scuola era talmente nota che persino l’imperatore Giuseppe andò a visitarla.

Il Capitano era il capo della contea per tutti gli affari politici, mentre all’amministrazione presiedevano gli Stati Provinciali, costituiti dalla nobiltà e dai rappresentanti del clero. Gli Stati erano sorti, non si sa bene come, già al tempo dei conti, ma s’erano rafforzati, diventando dei veri padroni della provincia, specialmente dopo il 1500. La nobiltà aveva tra il ‘500 e ‘600 acquistato una enorme influenza nella vita della contea, perché un po’ alla volta, per via di concessioni giurisdizionali aveva esteso il suo dominio su tutto il territorio goriziano. Queste signorie private che sfruttavano spesso esosamente i contadini, i quali più volte sprezzanti del pericolo si ribellarono, come la famosa la rivolta dei Tolminotti nel 1713 già citata, erano dapprima numerosissime, ma furono ridotte a diciassette e indi soppresse nel 1811.

Gli Statuti goriziani erano stati riformati al principio del sec. XVII, ma solamente nel 1670 se ne fece una nuova edizione in lingua latina col titolo “Costitutiones illustrissimi Comitatus Goritiae”, che fu stampata a Venezia nel 1670, e poi ristampata dagli Schiratti, tipografi di Udine.

Ma anche questo aggiornamento delle modificazioni delle disposizioni statutarie s’infittirono e si moltiplicarono tanto che, nei primi decenni del ‘700 vigevano due legislazioni; quella locale e quella del principe, generando nell’amministrazione politica e giudiziaria della contea non poche confusioni. Ci furono nel 1747 le riforme teresiane che separarono l’amministrazione politica da quella giudiziaria. Questo provvedimento durò solo sette anni.

Nel 1754 si diede un nuovo assetto sotto il governo del conte Harrach, che qui fece il primo esperimento d’una nuova riforma statale, impostata poi nelle altre province. Giuseppe II, salito al trono nel 1780 che fu anche più radicale di sua madre Maria Teresa. Senza badare a proteste e diritti mise al bando gli Stati Provinciali e soppresse il Consiglio Capitanale, istituito dal conte Harrech, sottomise Gorizia al governo della Carniola per le questioni riguardanti gli interessi economici della contea ed aggregò al tribunale centrale di Trieste l’amministrazione giudiziaria locale.

Naturalmente Giuseppe II così disponendo si attirò, l’odio della classe nobile e dell’alto clero che non gli risparmiarono noie e dispiaceri d’ogni sorta. Anche le tante congregazioni religiose che erano sorte a Gorizia e nella contea, specialmente nel secolo precedente, soggiacquero alle riforme Giuseppiane. Chiuse le loro case, essi dovettero consegnare all’erario i loro pingui patrimoni e soffrire a vedersi spogliati delle loro rendite.

A tutto questo pose fine Leopoldo II, quando inaspettatamente, nel 1790 dovette assumere il pesante fardello del potere, dopo le minacciose tempeste suscitate da suo fratello nei dieci anni del suo agitato regno. Gli Stati furono reintegrati, il clero riebbe i suoi privilegi e le sue rendite, i conventi nella maggior parete si riaprirono, i governi locali esautorati da Giuseppe ritornarono a galla più forti che mai. Gorizia riebbe così le sue vecchie istituzioni, purché non contrastassero con le riforme teresiane ritenute insopprimibili.

Nel 1774 Gorizia fu sede, come tutte le province austriache d’una scuola di chirurgia e d’ostetricia che rimase aperta fino ai primi dell’Ottocento abilitando parecchi nuovi chirurghi ed ostetriche.

Quando il 21 luglio 1773 papa Clemente XV sciolse la Compagnia di Gesù molti goriziani rimpiansero la perdita della principale istituzione scolastica cittadina che pur con i suoi difetti pedagogici aveva istruito molti giovani in lingua italiana per 150 anni.

Il 5 novembre 1775 furono aperte a Gorizia per la prima volta le scuole pubbliche che nei primi mesi furono ospitate nel ex casa dei Gesuiti; siccome nel 1776 si decise di destinare questa casa a caserma, la scuola fu trasferita al Seminario Wendermbergico. Gli insegnanti, dopo l’allontanamento dei Gesuiti erano laici ma nel 1780-81 il Capitano della provincia Francesco Adamo di Lamberg, chiamò i Padri delle Scuole Pie. gli Scolopi che avevano sostituito i Gesuiti in varie province. Gli Scolopi, chiamati dagli storici anche “Padri Plaristi”, erano seguaci di S. Giuseppe Calasanzio nato nel 1556 a Peralta de La Sal in Aragona.

Egli trasferendosi a Roma e a contatto con la gioventù povera ed abbandonata, aprì nel 1597 a Trastevere delle scuole chiamandole “Scuole Pie”. Erano organizzate modernamente, secondo programmi precisi, divisioni di classi, orari, esami. In tal senso il Calasanzio può considerarsi l’iniziatore della scuola primaria gratuita aperta a tutti, specialmente ai poveri. Questi padri rimasero a Gorizia fino al 1809, quando in seguito alla terza occupazione francese passarono le Alpi seguendo la retroguardia austriaca.

Il 16 marzo 1797, abbattute le ultime resistenze austriache sul Tagliamento, l’esercito francese avanzò verso il Friuli, il 18 prese Udine, il 19 prese la fortezza di Gradisca, che quasi si arrese senza resistere. Nella notte del 19 marzo l’arciduca Carlo, fratello dell’imperatore e comandante degli Austriaci, si ritirò precipitosamente verso la Carinzia e la Carniola e il pomeriggio del 20 i francesi comandati dal generale Murat (poi re di Napoli) entrarono a Gorizia. Il 22 arrivo Napoleone che prese alloggio nella casa dei De Grazia, mentre l’esercito si spostava rapidamente verso Postumia, Trieste, e Tarvisio.

Dopo pochi giorni l’irresistibile armata del generale Massena apriva, nella Carinzia ai Francesi, la via per la capitale austriaca, che sarebbe caduta certamente in mano al Bonaparte se nel giorno 12 aprile a Leoben non fossero stati conclusi i preliminari di pace che servirono da base nell’ottobre seguente all’iniquo trattato di Campoformido dove in compenso della perdita della Lombardia, l’Austria riceveva Venezia, il Veneto ed il Friuli.

Già il 26 maggio 1797 gli Austriaci erano rientrati a Gorizia ripristinando i vecchi uffici e sciogliendo il governo provvisorio nominato da Napoleone che non aveva fatto altro che proteggere i privilegi del patriziato e preservare il paese dalle deleterie conseguenze delle frequentissime requisizioni ordinate senza tregua dai generali francesi.

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

<<PRECEDENTE                                                                                                 SUCCESSIVA>>

 

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project