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Gorizia - Storia di Gorizia: La seconda metÓ del Trecento

Verso la metà del XIV secolo si costruì la Curia Civile, nella Piazza Nuova. Si cominciò ad occuparsi un po’ più della città, per proteggerla contro le guerre e le incursioni e si decise di scavare una grande fossa, che scaricava le acque nel torrente Corno, recingendola poi con le mura che si appoggiavano ai due capi estremi dei baluardi del Castello.

La fossa cominciava dai giardini di palazzo Strassoldo, in Piazza Sant’Antonio, tagliava poi per Via Rabatta, pressappoco dove oggi e aperta la nuova strada che congiunge questa via con quella del Duomo, attraversava l’orto dell’ex Convento delle Orsoline, raggiungeva Via Morelli e poi Piazza della Vittoria, all’imbocco di Via Rastello. Entro quest’area Gorizia visse per oltre 500 anni. I conti Goriziani conducevano in genere vita splendida. In Castello si svolsero magnifiche feste, in onore d’amici o per l’accoglienza di personaggi illustri. Fra quelli che transitarono in quest’epoca a Gorizia vanno ricordati Re Luigi I il Grande d’Ungheria (1356) a capo d’un poderoso esercito ai danni di Venezia; Rodolfo e Federico duchi d’Austria con 4000 soldati di cavalleria, al tempo della guerra contro il Patriarca d’Aquileia (1360).

Circa nel 1365, nella pianura intorno alla “Piazza Nuova” era sorta la prima cappella dedicata a S. Caterina e S. Leonardo, dalla quale sì era poi sviluppata la chiesa parrocchiale dei Ss. Ilario e Taziano, protettori della città. I conti avevano favorito l’erezione del tempio con incoraggianti oblazioni ed i nobili, che avevano preso stabile dimora ai piedi del colle, offersero a gara il loro aiuto pecuniario, come pure i cittadini benestanti.

Il 3 gennaio 1363 morì giovanissimo a Castel Tirolo, Mainardo, figlio di Margherita Maultasche e del suo secondo marito Lodovico di Brandeburg, erede della contea del Tirolo. Rodolfo d’Austria immediatamente entrava nel Tirolo, che nel settembre gli fu legalmente consegnato da Margherita, ma in tal modo, questo importante feudo della famiglia goriziana, veniva sottratto all’altro ramo superstite per ingrandire la potenza asburgica.

I Goriziani non furono d’accordo ma Alberto IV vi rinunciò il 6 giugno 1364. I conti di Gorizia rimasti estranei alle vicende che mettevano Venezia contro gli Asburgo, cercarono di legarsi con un’alleanza sempre più stretta alla casa d’Austria. Il conte Mainardo VII il 13 ottobre 1370 a Vienna rinunciò, almeno formalmente, ai diritti sul Tirolo a favore degli Asburgo e concluse con il Duca Leopoldo una lega offensiva e difensiva diretta contro Venezia.

Morto nel 1374 Alberto IV di Gorizia, i suoi possedimenti nell’Istria: Pedana, Pisino, Bellai e Castelnuovo, e quelli della Carniola e della Marca Venda, nella Metlica, passarono ad Alberto e Leopoldo d’Asburgo. Giovanna figlia di Mainardo VII, già promessa sposa nel 1361 a Leopoldo III d’Austria, si era maritata invece nel 1372 con Giovanni I Duca di Baviera-Monaco.

Morto Mainardo VII nel 1385, gli successero i figli Enrico IV e Gian Mainardo, ancora minorenni sotto la tutela del vescovo di Gurk. Nell’aprile del 1386 i due conti fecero la divisione dei beni col Bavarese. Ai due fratelli toccarono Gorizia, Lienz, Sanktmichelsburg e Falz con i feudi ed ogni altro diritto, due parti di Cormòns, poi Horsperch, Rasburgo, Swarzenich e Horemberg (Prebacina) sul Carso, due parti del garrito e di tutti i beni di Castelluto, Belgrado e Portolatisana.

Al Duca toccarono la terza parte di Cormòns, i castelli di Reifemberg e S. Daniele del Carso, la altra parte di Castelluto che era del conte Mainardo, la terza parte del garrito e dei beni di Castelluto, Belgrado e Portolatisana. Non si trattò a proposito dei beni in Germania. Nel 1394 fu rinnovato fra gli Asburgo e i Goriziani il patto d’alleanza e il 24 giugno 1394 Enrico IV di Gorizia divenne maggiorenne.

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