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Gorizia - Storia di Gorizia: L'Ottocento

Nel 1805 per le nuove discordie tra l’Austria che aveva aderito alla coalizione anglo-russa e Napoleone; un esercito di 7.000 uomini al comando dell’arciduca Carlo calava in Italia tra il settembre e l’ottobre, minacciando i francesi in Lombardia. ma con poca fortuna perché, dopo il disastro di Ulma, Napoleone entrava trionfante a Vienna, mentre il generale Massena battuti gli Austriaci a Caldiero occupava Vicenza, Padova, Udine e Gorizia. Con la pace di Presburgo firmata il 26 dicembre 1805 si poneva fine a questa guerra e i territori concessi agli austriaci coi trattati di Campoformido e Lunecille passavano alla Francia che il 19 gennaio 1806 l’incorporava nel Regno Italico.

Napoleone teneva occupato anche Monfalcone e la riva destra dell’Isonzo. In seguito alla convenzione di Fotanebleau il 10 ottobre 1807, i primo tornava all’Austria e il secondo veniva annesso al Regno Italico; l’Isonzo dalla foce a Critinizza di Canale era il nuovo confine fra il Reno e i possedimenti austriaci. L’Austria nonostante fosse uscita con numerose perdite da questa guerra, non si rassegnò e radunato un esercito di 300.000 uomini il 9 aprile 1809 incominciò una nuova guerra.

L’arciduca Giovanni, fratello dell’imperatore Francesco, passava l’Isonzo e brevemente occupava il Friuli e giunse fino al Piave, ma fu costretto a ritirarsi per non perdere contatto con l’esercito che operava in Germania pure in ritirata. Il 12 maggio Napoleone occupava nuovamente Vienna e il 16 maggio, agli ordini del viceré Eugenio, i Francesi rientrarono a Gorizia imponendo alla popolazione una contribuzione d’un milione di franchi che Napoleone nel luglio seguente ridusse a novecentomila.

Il 14 ottobre 1809 fu firmata la pace di Schömbrunn e nello stesso giorno Napoleone emanava il decreto delle Province Illiriche, di cui facevano parte il Circolo di Gorizia, Trieste con l’Istria e Fiume, il Circolo di Villaco con tutto il territorio posto al di qua della Sava; la capitale era Lubiana dove poi giunse il primo governatore il maresciallo Marmot. Con decreto del 15 aprile 1811 le province furono sistemate. furono divise in sei province civili e una militare: Carniola, Carinzia, Istria, Dalmazia, Ragusa, Croazia civile e Croazia militare. Gorizia, con questa organizzazione passava a far parte della provincia dell’Istria, era capoluogo di distretto e posta alle dipendenze di Trieste. Il distretto era così formato: Gorizia (19.382 ab.), Santa Croce (14.082 ab), Vipacco (10.734 ab.), Tolmai (14.643 ab.) Canale (9.472 ab.) Tolmino (18.933 ab.), con una popolazione di circa 90.000 abitanti. Col gennaio 1812 venivano introdotti i codici francesi e le relative procedure.

L’economia ebbe un forte contraccolpo, si svalutarono e poi si abolirono le banconote austriache ed il governatore Bertand impose un prestito forzoso di 180.000 fiorini, oltre a questo numerose erano le requisizioni e varie le tassazioni. Per spogliare le popolazioni i Francesi in questo erano maestri, d’altronde Napoleone preparava l’esercito per la disastrosa campagna di Russia e quindi aveva bisogno di denaro, perciò spremeva il più possibile le terre conquistate.

Nel 1813, Napoleone, ritiratosi dalla Russia e prevedendo un attacco simultaneo dai suoi nemici coalizzati, ordinò al viceré Eugenio di difendere i confini delle Province Illiriche ma queste il 17 agosto 1813 furono occupate nonostante la resistenza francese e il viceré e le truppe si ritirarono precipitosamente in Lombardia.

Tornati in possesso della contea e della città di Gorizia, nell’ottobre 1813, gli Austriaci abolirono via via tutte le istituzioni e leggi francesi, reintegrando il vecchio sistema feudale. Fu ricostruito il Circolo di Gorizia, poi ampliato nel 1825 con l’annessione dei distretti di Sesana, Duino, Monfalcone, Monastero, finora spettanti al Circolo di Trieste. Le idee rivoluzionarie francesi le varie occupazioni avevano portato anche per le gravi privazioni a cui dovettero sottostare i cittadini ad un nuovo sentimento di solidarietà nazionale con le altre regioni italiane un desiderio irrefrenabile di libertà sociale che chiedeva urgenti riforme al vecchio sistema restaurato a Gorizia, che aveva tolto ogni libertà d’opinione e di parola, con scuole tedesche ed aveva adottato la lingua tedesca in tutte le manifestazioni ufficiali. In Italia scoppiarono le prime insurrezioni contro l’oppressione dei principi stranieri che furono represse duramente.

Nel 1848 anche i patrioti goriziani volevano insorgere e seguire l’esempio degli Udinesi dei Veneziani, dei Milanesi, ma gli Austriaci sconvolti di quanto succedeva rafforzarono enormemente la guarnigione in città impedendo qualunque tentativo.

Il 24 marzo Carlo Alberto pubblicava il manifesto della guerra e alcuni goriziani come l Scodnik, lo Steffaneo-Carnea, il Clemenicih ed il Miani accorsero ad arruolassi negli eserciti liberatori. Il generale Nugent si mosse con l’esercito da Gorizia, prese Udine, oltrepassò il Piave e si congiunse con le truppe di Radetzky. In giugno cadevano Vicenza, Padova, Treviso, Palmanova. L’esercito Piemontese fu costretto all’armistizio di Salasco e Garibaldi con i suoi volontari si rifugiò in Svizzera. All’infuori di Venezia, l’Austria era rientrata in possesso di tutte le terre che aveva pochi mesi prima abbandonato.

Ogni sogno di libertà s’infranse nel 1849 quando nel luglio Roma s’arrese e nell’agosto Venezia flagellata dal colera e dalle bombe austriache unico baluardo di libertà capitolò.

Nel 1848 nelle scuole la lingua italiana divenne lingua d’insegnamento, come afferma il de Claricini : “. .. esse ripresero nuovo slancio e ben presto i locali divennero angusti, e nel 1856 furono trasferite in locali più ampi e più accoglienti”. Numerose, ben 60, furono anche le scuole popolari in lingua slovena aperte nella provincia di Gorizia tra il 1820 e il 1868”.

Dopo i fatti della Prima Guerra d’Indipendenza, i Goriziani furono costernati. La città viveva in un isolamento desolante. Un coraggioso Carlo Favetti il 1 gennaio 1850 incominciò a pubblicare il “Giornale di Gorizia”, che era una sfida all’Austria. Il suo programma si allacciava a quello di Graziadio Isaia Ascoli ed aveva lo scopo d’educare e nazionalizzare il popolo con l’istituzione di scuole italiane.

Il giornale incontrò subito il favore della gente e creò vari grattacapi alle autorità che sempre più di frequente lo sequestravano. Il Favetti propugnò il pensiero che la patria dei Goriziani era l’Italia, mentre gli Slavi, asserviti agli Austriaci, cercavano continuamente di sminuire. Per tutto l’anno combatté la generosa campagna incurante dei pericoli, minacce, ed inquisizioni. Le autorità per ordine di Radetzky fecero sopprimere il giornale.

Cominciarono le prime condanne contro gli irredentisti; sorsero anche dei coraggiosi che difesero gli italiani per le condanne troppo dure. Le autorità non si lasciarono commuovere, ma i cittadini incominciarono a capire che solo l’unione di forze, d’intendimenti e di numero potevano far cambiare i metodi di governo in un trattamento più civile.

Il 19 dicembre 1851 un’imperiale decreto nomina una commissione per la Scuola Normale delle Orsoline a presiedere gli esami, del nuovo Corso di Metodica per la preparazione delle maestre elementari esse ebbero avuto quindi il privilegio di formare le prime maestre italiane della contea. Il corso divenne biennale nel 1856 e triennale nel 1869.

Accanto alla primitiva scuola elementare sorse quindi la Scuola Metodica Italiana, che preparò continuamente maestre italiane, per diffondere il sapere italiano e mantenere viva la conoscenza della madre lingua. Tutto ciò però non andava bene al governo austriaco che nel 1875 la tolse alle Orsoline aprendone una statale. Esse non si arresero e fondarono la Scuola Industriale per signorine. Alla scuola elementare furono aggiunte altre tre classi la sesta, settima e ottava, chiamate Scuola Cittadina e nel 1886 ottennero la parificazione statale. Questa scuola verrà trasformata nel 1929 in Scuola d’Avviamento Commerciale.

Due avvenimenti importanti accaddero dopo la metà del secolo nella città, l’introduzione della ferrovia e il nascere della moderna industria. La Linea Vienna-Trieste-Udine (ferrovia meridionale) fu inaugurata il 3 ottobre 1860, fra grandi manifestazioni di giubilo popolare. Si era pensato e progettato anche una linea Lubiana - Val d’Isonzo – Gorizia - Trieste. Ma fu invece prima eseguito il tracciato Villaco-Tarvisio-Pontebba-Udine inaugurata nel 1881. La città si ingrandiva, nel 1850 aveva 10.000 abitanti, nel 1901 25.432.

A nord della città, le costruzioni si disponevano nelle strade già esistenti convergenti al ponte del Torrione (o Piuma) sull’Isonzo. La creazione d’importanti stabilimenti industriali sulle rive del fiume svilupparono la città a SO dove si formò un nuova rete stradale che faceva a capo al nuovo “corso” cittadino (l’attuale Corso Giuseppe Verdi), Quando in seguito fu congiunto all’ampio viale alberato (ora Corso Italia) che collegava il centro con la stazione della ferrovia meridionale Estendendo così l’abitato anche a S con la costruzione di numerosi edifici lungo il viale. Nello stesso tempo, nei pressi di S. Rocco fu costruito un importante complesso ospedaliero.

Con una legge del 18 marzo 1850 furono stabilite le Camere di Commercio e quella di Gorizia nacque il 12 agosto dello stresso anno. Fu sempre presieduta da uomini di fede italiana e fu fautrice della nascita della benemerita Società di Mutuo Soccorso.

La campagna del 1866 fu salutata a Gorizia con grandi speranze ed entusiasmi e fu un anno prima, che i liberali goriziani pensarono d’unirsi in una comune causa, sopprimendo le iniziative personali. Siccome numerosi erano gli artigiani presenti a Gorizia che rappresentavano la borghesia, fu fondata la benemerita società di Mutuo Soccorso fra Artigiani. Nel 1869 nacque la Società Goriziana di Ginnastica con lo scopo d’educare fisicamente la gioventù; trovò subito grande adesione tra i cittadini e fu un luogo per la diffusione dei sentimenti italiani.

Nel 1871 fu fondato il Gabinetto di Lettura che si prefisse l’educazione nazionale dei cittadini mediante conferenze, lezioni, letture e divertimenti. Nel 1876 un gruppo di patrioti si staccò dai liberali e fondò il giornale “Il Goriziano”. Nel 1884 si fondò la Società Politica Unione che riuscì ad attuare il suo piano d’italianità e a lei si deve se Gorizia nel 1900 ebbe nel Consiglio dell’Impero, nella Dieta Provinciale e nella Camera di Commercio rappresentanti d’indubbia fede italiana.

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