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Gorizia - Storia di Gorizia: La lega di Cambrai

La tregua tra Massimiliano d’Austria e Venezia non impedì che si scatenasse contro la Repubblica, per questo grande successo, le gelosia della Francia, quelle del Re di Spagna, per il Regno di Napoli, alcuni principi italiani e di papa Giulio II che intendeva recuperare le città della Romagna. Il 4 dicembre 1508, il papa Giulio II promosse una lega, detta poi di Cambrai. Nella primavera 1509 si riprese a combattere.

L’Aviano fu sconfitto il 14 maggio 1509 a Ghiara d’Adda e Venezia venne posta in una fase critica perché perdette gran parte del territorio in terra ferma. Il 6 giugno anche Trieste e Pordenone furono conquistate.

I Veneziani tennero però a Gradisca e nel resto del Friuli Patriarcale, dove le popolazioni che facevano capo al potente Antonio Savorgnano rimasero fedeli. Tutto il territorio occupato dai Veneziani fu lasciato alle scorrerie delle soldatesche austriache, condotte in Friuli dal Frangipane, dal Duca di Brunwick, dal Sittich e dal vescovo di Lubiana Ruber i quali assediarono, presero e saccheggiarono più volte i villaggi del Friuli, spingendosi fino sotto Treviso e riconquistando tutto Il territorio che l’anno prima era stato sottomesso con le armi dai Veneziani.

Un fatto importante fu l’occupazione della fortezza di Gradisca che diventò austriaca e tale rimase tranne il breve periodo della sua annessione al Regno Italico napoleonico fino alla fine della I Guerra Mondiale e la fortezza di Marano, che fu recuperata però dai Veneziani una trentina d’anni dopo.

La fortezza di Gradisca, costruita da Venezia sull’Isonzo, nel posto dove fin dell’epoca longobarda sorgeva un luogo fortificato alle dipendenze del Castello di Farra, assediata più volte dagli imperiali e da essi bombardata ripetutamente, resistette vittoriosa fino al settembre 1511.

Fu poi costretta a capitolare con i quattrocento cavalli e i seicento fanti comandati da Alvise Mocenigo. Anche per questa fortezza Venezia si adoprò con ogni mezzo, con la lusinga, proponendo il baratto col territorio di Monfalcone. Ma gli Austriaci rifiutarono. Per Venezia fu una grave perdita, Il Senato veneto non si rassegnò e, come vedremo più avanti nei primi del ‘600 tentò di riconquistarla.

La conquista di Marano da parte austriaca avvenne quando Cristoforo Frangipane, saputo che per volere del luogotenente, il comandante del forte Nicolò Tiepolo, uomo energico ed instancabile, era stato richiamato inopportunamente a Venezia, lasciando alla difesa del forte una guarnigione di pochi uomini, approfittò della buona occasione e mosse di buon mattino in fretta da Gorizia con 400 cavalli e 600 fanti.

Fatto un segnale stabilito con Bartolomeo da Mortegliano, prete, il quale vi era potuto penetrare col consenso di Alessandro Marcello suo amico, sotto il pretesto di condurre fuori alcune cose sue, gli aprì le porte e gli mise in mano la fortezza il 13 dicembre 1513. Gli Asburgo intanto intervenirono più volte nelle opere di difesa di Gorizia, che nel 1514 erano già a buon punto.

La guerra si protrasse inasprendosi quasi ad ogni primavera, fino al 1516. Il 13 agosto di quell’anno si stipulò il trattato di Noyon, che fu riconfermato ad Angres il 1 luglio 1518. Nel 1519 Gorizia ebbe un ospite illustre, Carlo V Re di Spagna, divenuto imperatore e Re di Germania in quell’anno, Fu ospitato nella locanda che oggi viene detta “Casa di Carlo V”.

Nel 1520 si diede nuovo impulso alle fortificazioni e nel 1525 verranno richiesti nuovi fondi “poiché Gorizia è la chiave della Carinzia, della Carniola e del Carso”. Per tale motivo si raccolsero nuovi fondi da devolversi per due terzi a Gorizia, il resto a Gradisca. Si apprestò anche il “Campo delle Milizie” (in seguito adibito a piazza d’armi).

Una vera pace tra Venezia e la Lega fu conclusa con i Capitoli di Worns il 3 maggio 1521, secondo i quali Venezia avrebbe dovuto restituire a Ferdinando, oltre alla contea Gorizia e l’Istria, in parte già riconquistate dagli Austriaci, il territorio di Gradisca e d’Aquileia e i vari villaggi ivi situati nonché gli antichi feudi friulani spettanti ai conte di Gorizia.

In pratica non avvenne alcuna restituzione ne da una parte ne dall’altra, restando i contendenti in possesso dei territori che all’atto della stipulazione dei Capitoli tenevano militarmente, e questa sistemazione, nonostante altri tentativi restò immutata fino all’arrivo di Napoleone. Gorizia, dopo un anno d’occupazione veneziana, ritornò in mani asburgiche.

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