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Gorizia - Storia di Gorizia: Le invasioni turche

Le invasioni dei Turchi ebbero inizio tra il luglio e il settembre 1469. Ciò indusse i Veneziani a fortificare Fogliano e ad erigere la fortezza di Gradisca, in territorio spettante ai conti, nonostante le loro reiterate proteste. Questi avvenimenti ritardarono ulteriormente lo sviluppo della città. Anzi segnarono una stasi se non un regresso, perché tutti gli sforzi e tutte le energie economiche si dovevano concentrare alla difesa delle mura cittadine, contro le quali vennero a infrangersi i non troppo impetuosi assalti dei Turchi, combattuti dalle truppe venete, le quali facevano una guerra senza quartiere, ogni volta che si presentavano sull’Isonzo o sul Carso.

Il 3 gennaio 1473 il conte Leonardo di Gorizia, protestava a Venezia per la fortezza che si stava costruendo a Gradisca sostenendo che il terreno era suo e nessuno ne poteva disporre. Ma Venezia non gli dette retta ed oltre a Gradisca fortificò Fogliano e la Mainizza, facendo inoltre scavare una trincea munita con pali e bastioni dal ponte di Gorizia, presso Lucinico fino a Gradisca.

Quando l’Imperatore Federico fece pace con i Turchi promettendo di non interferire nelle loro imprese contro il Friuli, anche Leonardo si mostrò favorevole agli invasori, i quali ne approfittarono subito. Il 29 ottobre 1477 guidati da Iskanderbeg Michaloghli, signore della Bosnia, si presentarono con 15.000 cavalieri sull’Isonzo. Nella notte la trincea che era munita di pali e tavoloni fu da loro tagliata e rotta con le scimitarre e mannaie da sella.

Presso la fortezza di Gradisca, comandata da Carlo da Montone detto Fortebraccio, si ferma l’avanzata turca. Nello stesso tempo una schiera, grazie alla neutralità e forse anche con il favore del conte Leonardo, riuscì ad impadronirsi del ponte di Gorizia presso Lucinico. Il conte Girolamo Novello che intanto continuava a combattere contro coloro che avevano tagliato la trincee, fu assalito alle spalle da quelli che avevano passato il ponte e ucciso assieme al figlio Giovanni e ai suoi militari. Molti furono i prigionieri, anche perché Giorgio Martinengo che comandava la riserva si era dato alla fuga.

Rotta ogni difesa il I novembre essi potevano gettarsi indisturbati sul Friuli, “brusando la Patria per tutto” come sta scritto nell’iscrizione commemorativa della chiesa di Tricesimo (un’altra iscrizione commemorativa di questo fatto sta incisa nei mattoni della chiesa di Pravisdomini “1477 li Turchi corsero il Friuli” ecc.). Alcune delle loro schiere riuscirono a raggiungere il Livenza e anche il Piave, spargendo il terrore fra quelle popolazioni.

Subito però si ritirarono, ripassarono l’Isonzo, e se ne tornarono verso la Bosnia contenti della preda e dei prigionieri fatti. Udine, Cividale ed i luoghi con mura come Pordenone erano rimasti immuni dal loro passaggio. Venezia dolorosamente sorpresa del disastro toccato al Friuli, provvide subito mandandovi nuove truppe. e degli ingegneri per fortificare i passi più importanti.

Queste misure non furono superflue infatti, nella primavera e nell’estate 1478 un forte gruppo di bande turche discesero verso l’Isonzo. Le truppe veneziane comandate da Carlo Montone si difesero a lungo nei fortilizi ricostruiti ed attaccarono i Turchi con opportune sortite. Questi, non riuscendo a forzare quelle difese risalirono l’Isonzo fino a Caporetto e superata con grandi sforzi alla chiusa di Plezzo invasero la Carinzia giungendo fino a Pontebba ed alla testata della Valle d’Incaroio, devastando e distruggendo ogni cosa con incredibile crudeltà, finché per la Carniola ritornarono da dove erano venuti. Venezia riuscì quindi a negoziare una tregua ventennale con i Turchi.

Per fronteggiare meglio gli attacchi dall’occidente a Gorizia nel 1485, si diede inizio alla costruzione della “Torre dell’Isonzo” (anche detta Torre del Ponte, Torre Yniz) alla destra del fiume. Fu portata a compimento nel 1496. Verso la metà del 1499, si aveva sentore che in Bosnia si stava preparando una nuova impresa. Tuttavia in Friuli prevaleva l’ottimismo, perciò le disposizioni di bruciare i fieni e di raccogliere in luogo sicuro le vettovaglie in modo che i Turchi non si potessero rifornire, furono disattese dai contadini.

Venezia fece venire a Gradisca dalla Lombardia Paolo Orsini con 600 cavalli. Il 28 settembre, i turchi, guidati ancora da Scanderbeg passarono l’Isonzo e posero il campo a cinque miglia da Gradisca verso Udine, il 29 erano a Rivolto e la notte passavano il Tagliamento tenendosi nel basso Friuli e dirigendosi a Porto Buffolè.

Andrea Zancani, che era il provveditore generale in Friuli si chiuse nella fortezza di Gradisca, con i suoi 550 stradiotti avrebbe potuto attaccare le schiere nemiche, ma i condottieri e particolarmente l’Orsini temendo che i Turchi fossero assai più numerosi. non si mossero. Perfino da Treviso che aveva chiuso le porte si potevano vedere gli accampamenti dei Turchi, i quali, non trovando resistenza, distrussero, bruciarono uccisero, fecero prigionieri in vari paesi del Friuli e del Veneto.

La notte del 3 al 4 ottobre riattraversarono il Tagliamento a Valvasone e, poiché il fiume era molto grosso per le piogge, sgozzarono buona parte dei prigionieri, specialmente gli uomini e le donne anziane e si portarono dietro solo i più giovani, soprattutto i fanciulli sotto i quattordici anni. Ma anche tanti Turchi perirono affogati nei gorghi insidiosi del fiume.

Ritornarono verso oriente divisi in due schiere; sappiamo che bruciarono la villa e la cortina di Pantianicco, vi uccisero gli abitanti e danneggiarono tutti i luoghi vicini. Bruciarono tutte le abitazioni e le stalle di Mortegliano e vi uccisero 29 uomini e una donna, ma la maggior parte degli abitanti si erano riparati nella cortina e da lì sostennero l’assalto del nemico tutto il giorno 4 e il seguente.

I Turchi il 5 ottobre raggiunti coloro che avevano lasciato sull’Isonzo lo passarono nella nottata ed attraverso l’Istria rientrarono nel loro paese. Dei prigionieri molti riuscirono a fuggire, altri perirono per via, altri poterono essere riscattati.

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