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Gorizia - Storia di Gorizia: Le guerre del Conte Enrico II

Il Patriarca Ottobono, dopo il concilio di Vienne del 1312 ritornò in Friuli il I ottobre 1313. Il conte Enrico II di Gorizia, continuava ancora a tenere l’ufficio di capitano generale e ad occupare i castelli Patriarcali di Laas, Adelsberg, ed in Friuli quelli di Sacile, Caneva, Monfalcone, Tricesimo, Artegna, della Chiusa, Tolmezzo, Fagagna, S. Vito.

Per liberasi del vassallo Goriziano, ormai troppo potente, Ottobono fece alleanza con Treviso, Padova e il Duca d’Austria il quale promise d’inviare le sue schiere a Tolmino, comandate dal vescovo di Gurk. Intanto Enrico II ebbe la cittadinanza veneziana, e Fulcherio di Flassemberg, suo procuratore, il 3 settembre 1313 prestò a Venezia giuramento di fedeltà e d’ubbidienza. Il conte, si era alleato a Cangrande della Scala signore di Verona e vicario imperiale. D’accordo con Corrado Auffenstein ed il signore di Walsee, prese a guerreggiare contro Treviso e Padova, battendo l’esercito delle due città presso Montagnana nel luglio 1313. Le schiere del conte erano formate da mercenari tedeschi; non trovandosi però d’accordo con Cangrande per lo scarso pagamento per le sue truppe, se ne tornò a Gorizia e prese a guerreggiare contro il Patriarca.

Il 13 settembre 1313 assali Tolmino assediando il Castello che prese per fame il 6 ottobre. Il 30 settembre il Patriarca chiese invano aiuto a Treviso e Padova sue alleate. Ma arrivò invece Enrico che improvvisamente attaccò Udine. Egli voleva vendicarsi con i suoi nemici maggiori che vivevano nella città, e che avevano spinto il Patriarca contro di lui. Prese animali e prigionieri, saccheggiando i dintorni ma Udine resistette. Poi, con l’aiuto di bande slave comandate dal Babanic, si diresse a nord prendendo Gemona e il 2 novembre, Pers e quindi Susans, difeso dai di Prampero. Assediò il Castello di Buia difeso dalle milizie veneziane ed interruppe il canale che portava l’acqua alla città di Udine per poterla conquistare più facilmente. Il Patriarca visto che gli alleati non intervenivano trattò la pace con Enrico II.

Il 25 novembre 1313 lo fece capitano generale del Friuli, dal 2 febbraio del 1314 per sei anni, lasciandogli tutti i proventi e giurisdizioni del Patriarcato, per ricevere da lui 2.400 marche in quell’anno e poi 4.000 marche ogni anno. Il 25 maggio 1315 fu fatta lega contro Enrico e vi parteciparono gli Udinesi, i Gemonesi quei di Villalta, Federico di Susans, quei di Colloredo, Artegna e Buia e Odorico di Cuccana che fu fatto capitano d’Udine, mentre Artico di Prampero fu fatto capitano di Gemona.

In quello stesso giorno Artuico occupò Artegna e Buja, presidiate dal conte; gli abitatori di S. Daniele e Fagagna si assunsero la custodia, e così si moltiplicarono i mali in Friuli. Il conte Enrico non perse tempo; a capo d’un esercito d’oltre 500 armati, si diresse a Gemona e non riuscendo a prendere il Castello saccheggio ferocemente le campagne. Raggiunse poi Susans che conquistò il 19 giugno ed il 25 prese Colloredo e li fece entrambi distruggere. Il 18 luglio cadde Mels mentre fu restituita al conte Buja. Il 24 luglio si arrese Moruzzo mentre Villalta sebbene assediata resistette. Al principio d’agosto volse verso Reana e Zompitta e tolse l’acqua a Udine; il 13 fece molto danno ad Orsaria e dintorni, intanto però gli Udinesi rimisero l’acqua nei loro canali; finalmente il 29 agosto si fece pace in questa inutile guerra ad ognuno fu restituito quanto aveva posseduto però tutti dovettero riconoscere il conte come capitano generale e vicedomino come soprintendente all’amministrazione della giustizia.

Il 7 agosto 1316 fu eletto pontefice Giovanni XXII ed il 2 settembre il Parlamento friulano presieduto dal conte di Gorizia inviò messi al papa per invitarlo a provvedere al buon stato del Friuli ed il papa nominò il 31 dicembre Patriarca Gastone della Torre arcivescovo di Milano. Il conte Enrico intendeva far valere le sue forze per allargare le sue fortune nella Marca Trevigiana. Enrico, con Guecello di Camino il 19 ottobre 1316 stava a Verona presso Cangrande della Scala e il 21 dicembre 1317 con 300 elmi ed altri uomini d’arme scese per Feltre e Vicenza in aiuto di Cangrande verso Monselice e lo seguì nella campagna da lui condotta in quell’inverno contro Padova; stava ancora colà l’8 febbraio 1318 quando scesero in aiuto di Cangrande 250 balestrieri a cavallo spediti dal Duca di Carinzia.

In quel periodo Rinaldo fratello del Patriarca Gastone della Torre si metteva dalla parte dei Padovani e pensava ad uno sforzo comune contro i comuni nemici. Enrico, ritenendosi sempre capitano generale in Friuli tenne un Parlamento presso la villa di S. Giovanni di Manzano il 6 settembre 1318, ma essendo troppo affaccendato in altre imprese, non aveva tempo d’occuparsi del Friuli. Il 1 ottobre 1318 Cangrande della Scala insieme con Uguccione della Faggiuola muoveva contro Treviso nella speranza d’assoggettare questo importante luogo della Marca. Treviso ricorse allora a Federico d’Austria il quale nominò il conte Enrico suo vicario. Questi, coi suoi mercenari tedeschi, il 20 giugno 1319 entrò a Treviso e lo scaligero pensò di far pace col conte e di lasciare tranquilla la città.

Cangrande che si professava vicario di Federico d’Austria per Verona e Vicenza, mosse contro Padova. Questa si rivolse al conte che accettò d’entrarvi come vicario di Federico d’Austria il 4 novembre 1319. Il 10 dello stesso mese egli tentò anche d’impadronirsi di Cane, ma il colpo non gli riuscì ed allora inviò verso Padova un esercito di Ungari, Slavi e Tedeschi di circa 10.000 uomini. Intanto giunse Ulrico di Walzer, milite del Duca d’Austria, per mettere pace fra Cangrande e il conte Enrico e prese egli stesso la signoria di Padova a nome del Duca il 5 gennaio 1320. La guerra fra Enrico e Cangrande continuò finché nel gennaio-febbraio 1321 fu fatta pace.

A Enrico restò la signoria di Treviso mente il I novembre 1321 entrava a Padova Corrado Auffenstein in nome del Duca di Carinzia. Il conte Enrico morì a Treviso improvvisamente il 24 aprile 1323 dopo una festa. Conservò la signoria della città Beatrice, sua seconda moglie, a nome del figlio Giovanni Enrico che aveva appena due mesi. Il tutore ufficiale di questo bambino fu Enrico Duca di Carinzia figlio di Mainardo di Gorizia. Tutela del restò interessata qualora si pensi alle ambizioni che avevano spinto il Duca Enrico a intromettersi nelle vicende della Marca: era infatti ancora vivente Alberto III, come tale parente assai più stretto; anch’egli aveva due figli di nome Alberto IV e Mainardo VII.

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