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Gorizia - Storia di Gorizia: La guerra di Gradisca

Nella seconda metà del Cinquecento tra Austria e Venezia non si era verificata nessuna ostilità palese, ma rimaneva sempre un attrito incolmabile fatto di sospetti, di piccoli soprusi o scaramucce verbali. Ciò era dovuto anche perché i confini fra i due stati non erano mai stati ben delimitati. Questi malumori portarono, nuovamente le due potenze alla guerra che prese il nome di “Guerre Gradiscane”.

Saputo che Ferdinando arciduca d’Austria raccoglieva milizie in Carniola, Venezia accrebbe il suo presidio a Palmanova, la fortezza che era stata costruita dai veneziani nel 1593 per difendersi dalle invasione turche, era divenuta una città-fortezza considerata la più agguerrita d’Europa. L’opera è tuttora considerata un capolavoro dell’ingegneria militare del Rinascimento.

Circondata da una fossa larga fino a 37 metri e lunga tre chilometri, era considerata inespugnabile e ospitò fino a 10.000 soldati di guarnigione. Intanto a Gorizia nel 1607 si costruirono una torre e una casa al ponte sull’Isonzo e nuove migliorie si arrecarono nel Castello, dato che in seguito all’incidente avvenuto nel 1612, col presidio veneto del castello di Mosachenizze (Istria), si aveva la sensazione che la situazione si aggravasse. Le previsioni si avverarono con la guerra di Gradisca.

Nel dicembre 1615 il comando delle truppe veneziane, formate da Olandesi, Grigioni e Sassoni, fu affidato a Pompeo Giustiniani, mentre gli arciducali erano comandati dal generale di Croazia Adamo Trautmannsdorf, giunto a Gorizia il 27 dicembre di quell’anno. I Veneziani miravano alla conquista di Gradisca e all’occupazione di Gorizia, caldamente auspicata dai Goriziani come si evince da una lettera inviata al Giustiniani, in cui tra l’altro era scritto: “Goritia antica et chiara et già piena di nobiltà è in mano vostra. Da voi aspetta la sua conservazione et la sua distruzione, la sua vita et la sua morte”.

Dai Veneziani fu posto il campo sui colli di Farra. Da quella posizione potevano minacciare efficacemente sia Gradisca sia Gorizia. Il Trautmannsdorf invece aveva scelto, a suo quartier generale, la località di Rubbia, fortificandola e mettendola in grado di sostenere qualunque assalto.

Nel campo veneto militavano circa 10.000 fanti e 3.000 cavalli, nell’austriaco tutti i maschi della contea dai 16 ai 60 anni, alcuni reggimenti di fanteria croata e di cavalleria. Numerosi condottieri da una parte e dall’altra, alcuni dei quali poi si distinsero creandosi un’aureola di gloria militare, nella guerra dei trent’anni, come Wallenstein che comandava a Gorizia 200 Valloni a cavallo e il Montecuccoli. Gradisca era difesa dal conte Riccardo di Strassoldo la cui valida e fortunata difesa della fortezza fruttò la baronia e il titolo di colonnello.

All’inizio i Veneziani, usciti il 19 dicembre 1615 in forze da Palmanova, occuparono senza trovare resistenza Cervignano, Aquileia, Castel Porpetto, Maranutto, Mariano, Cormòns, Medea, Romans, Sagrado e Villesse, località passate in possesso agli Asburgo dopo le guerre del secolo precedente e si fermarono fortificando alcune alture come quelle di Fogliano, perdendo e riprendendo ripetutamente Lucinico e l’anfiteatro collinoso del Collio, specialmente sul versante prospiciente al fiume tra Piedimonte del Calvario e il Sabotino.

Cercarono di prendere il campo trincerato di Rubbia, ma il tentativo fallì, come fallì la conquista di Gradisca. Quando al comando del Giustiniani successe Don Giovanni dei Medici, figlio naturale del Duca Cosimo, e il Duca Erasmo di Nassau, ben presto sorsero dei dissidi e le operazioni, che già prima erano fiacche, mai raggiunsero gli obiettivi stabiliti e non progredirono affatto. Anche Don Baldassarre Maradas y Vicque, che sostituì il Trautmannsdorf, non seppe fare altro che consolidare la sua difesa e soccorrere di quando in quando Gradisca.

La guerra si trascinò pigramente fino alla primavera del 1616, ebbe anche questo di caratteristico: i maggiori capi lasciarono la vita sul campo di battaglia. Il Giustiniani sulle colline davanti a Gorizia il 10 ottobre 1616 colpito da una palla di moschetto mentre riconosceva il terreno per tentare d’attraversare l’Isonzo; il Trautmannsdorf nelle trincee del campo austriaco di Rubbia in seguito ad un colpo di colubrina; Daniele Antonino, udinese valoroso comandante della cavalleria, cadeva nel 1616 sotto le mura inespugnate di Gradisca; il triestino Francol, di parte arciducale cadeva pure nella campagna gradiscana e così pure Marcantonio di Manzano.

A Madrid intanto si brigava per la pace fra l’Austria e Venezia alla quale era direttamente interessato il Re di Spagna il 28 novembre 1617, ma la pace si ebbe solo con la pubblicazione dei patti di Madrid avvenuta il 24 giugno 1618. Così senza che nulla fosse risolto per regolare i confini del Friuli e dell’Istria e l’esercizio della libera navigazione che erano stati la cagione principale di tutte le discordie, si ebbe la pace tra Venezia l’Austria.

Ma come nota giustamente il De Rinaldis: “...la guerra di Gradisca accrebbe non poco presso di noi la mal intelligenza che suole regnare naturalmente fra i popoli confinati; tanto più che i nostri vicini, anche dopo la seguita pace, non mancarono di far conoscere la loro avversione al nome veneto, né mancano tuttavia, dove loro si presenti una qualche occasione di farlo”. I confini definitivi furono tracciati nel 1753 quando Maria Teresa liquidò definitivamente quella penosa eredità politica, in accordo con i Veneziani.

La cessazione delle ostilità, non segnò un’interruzione del processo di rafforzamento di Gorizia, perché si paventavano atti ostili da parte dei Turchi e dei Veneziani, Per tale motivo si compirono altri lavori che assicuravano maggior efficienza al sistema difensivo della città, come nel resto appare nella Pianta di Gorizia del 1649 dovuta a Gasparo Merian.

Il complesso era davvero imponente per la varietà degli apprestamenti difensivi e per la meticolosità della loro esecuzione. Altre opere interne facevano da cornice alle poderose mura fortificate ed al largo fossato. Le prigioni del Castello erano fino al 1660 sistemate in alcuni sotterranei attigui ad una fitta serie di camminamenti riservati a provvedere al vettovagliamento in caso d’assedio, ed eventualmente alla ritirata, che poteva effettuarsi in varie direzioni. Una delle misure di cautela fu l’aumento di 50 uomini della guarnigione (1655).

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