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Gorizia - Storia di Gorizia: Il governo veneziano

L’autorità del luogotenente non si estendeva sugli stati e sulla persona del conte di Gorizia. Al conte Enrico Venezia restituì Gorizia ed il resto del territorio obbligandolo a ricevere l’investitura che fu celebrata solennemente il 1° novembre 1424 in piazza S. Marco a Venezia secondo le antiche forme.

Il conte si presentò dinanzi al doge Francesco Foscarini: uno dei suoi militi portava il gonfalone della contea, un secondo il bastone, mentre altri le banderuole. Il doge investi lui e suo fratello con il bastone mentre si abbassavano le banderuole ed il conte Enrico prestò il solito giuramento di fedeltà.

Questa solenne cerimonia si ripeté a Venezia quando, morto il conte Enrico, si presento al doge Francesco Foscarini suo figlio Giovanni a nome anche dei fratelli Lodovico e Leonardo ed ebbe l’investitura. Morti i fratelli Lodovico (1456) e Giovanni (1462) Leonardo rimase unico conte sino alla morte.

Nel 1446 per la paura delle incursione turche, fu innalzata una muraglia che arrivava alla fine della contrada del Rastrello, rinforzata da un fossato denominato “Grapa”. Nel 1450 si eresse quella che partendo dalla torre circolare raggiungeva il Castello. Altri lavori di rafforzamento furono eseguiti nel 1462 e 1470. Infine il Castello di Gorizia fu reso capace di resistere alle più potenti artiglierie.

La parte bassa di Gorizia fino al 1455 pagava un tributo di 14 marchi al conte. Questa era governata da un “Gastaldo del paese” eletto dalle famiglie nobili che avevano le case ai piedi del colle, tra cui ricordiamo gli Orzone, i della Torre, i Lantieri, i Coronini, i Cobenzl, i Grabizio, gli Strassoldo, i Mels, i Pace, i Tersi, i Formentini, i del Mestri, i Degrazia, i Gorizzutti, i Petazzi, i Morelli.

Questa parte della città era indipendente rispetto al governo della cittadella, la quale era retta pure da un Gastaldo, il quale in affari giudiziari era sottoposto la Capitano di Gorizia e del Carso che dettava legge in nome del conte sovrano. Quando la città alta e la città bassa si fusero in un unico centro abitato cessarono le funzione del “Gastaldo di paese”, con la giurisdizione unica del Gastaldo che risedeva in Castello.

Sulla fine del ‘400 sorse il primo ospedale intitolato a Santa Maria, per le munifiche donazioni dei conti e dei nobili i quali volevano dar lustro alla città, sull’esempio di ciò che avveniva nella città di Udine e Cividale le quali sotto l’impulso dei Veneziani e dei patriarchi erano divenute centri di notevole progresso civile, di floridezza economica e d’evoluzione culturale.

Gorizia incominciava ad avviare i suoi commerci, aprendo fondaci e botteghe, organizzatesi in corporazioni d’arti e mestieri, per concessione dei conti che volevano attrarre nella loro città non solo gli abitanti dei dintorni ma anche i sudditi d’altri paesi. Stava iniziando così un periodo di benessere. Ma, dopo la metà del secolo, un tremendo pericolo che dilagava in Europa si affacciava su queste terre: le invasioni dei Turchi.

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