Cerca nel sito

 

 

 

Home > LocalitÓ > Comuni > Gorizia > Storia > La seconda metÓ del Seicento

 

Gorizia - Storia di Gorizia: La seconda metÓ del Seicento

Dopo un periodo di stasi dovuto alle Guerre Gradiscane, la città riprese la sua espansione verso settentrione lungo la strada per il Veneto e soprattutto lungo quella per la Carinzia, dove l’abitato raggiunto il torrente Corno, si sviluppava anche verso est tra questo e il colle del Castello, costituendo la Braida Vaccana.

Si veniva così formando, intono alla metà del 1600, una nuova area abitata, contrapposta alla zona racchiusa dal fossato e al Castello col suo borgo in posizione sempre più periferica rispetto alla città. Tra i due nuclei di nuovo e d’antico si estendeva l’ampia Piazza Grande, di forma triangolare, fiancheggiata da una fila continua di costruzioni sul lato ai piedi del colle, dalla chiesa, del Collegio dei Gesuiti e da pochi altri edifici sul lato opposto.

Al Collegio dei Gesuiti era annessa la chiesa di S. Ignazio iniziata nel 1654 e che divenne funzionate solo nel 1721. Nel secolo XVII fu costruita inoltre la chiesa di S. Antonio Nuovo e quella dei Ss. Vito e Modesto. Quest’ultima fu eretta in Piazzutta, dopo l’istituzione avvenuta nel 1656 dell’Ospedale del frati della Misericordia dell’Ordine di S. Giovanni di Dio. Altri ordini monastici si aggiungevano intanto a quelli già presenti in città; nel 1648 i Carmelitani si stabilirono presso la chiesa di S. Rocco.

Sempre nel ‘600 si iniziò l’espansione della città verso ponente tra la Piazza Grande e il torrente Corno, mentre oltre quest’ultimo si era già formato un centro minore, Borgo Piazzutta, lungo la strada per il Veneto ed intorno ad una piazza anch’essa triangolare.

Tutta questa fase dello sviluppo di Gorizia fu caratterizzata dunque dalla preminenza del fattore stradale. Verso la fine del XVII secolo furono riammessi in città gli ebrei che nel 1554 erano stati esclusi “da tutti gli stati”, probabilmente essi erano piuttosto numerosi a Gorizia e nel 1698 furono riuniti in un ghetto ad ovest della Braida Vaccana, limitato da un muro dalla parte del Corno e chiuso da un cancello verso la città. Nel corso del 1600 era sorto inoltre, a sud della città, il borgo rurale di S. Rocco, che nel secolo successivo fu raggiunto dall’agglomerato.

Le industrie che cominciarono a sorgere e prosperare attirarono dallo stato veneto gran numero d’artigiani, i quali trovarono pronta e ben remunerata occupazione, sia perché esperti e volonterosi lavoratori, sia anche perché favoriti dalla danarosa borghesia Goriziana che si opponeva, quando le fosse possibile, all’immigrazione dell’elemento tedesco a Gorizia. L’accoglienza di sudditi veneti nella contea fu un provvedimento di buona politica come dimostra, tra gli altri, un documento rilasciato dal Principe Gianantonio di Eggemberg nell’ottobre 1647, all’atto d’assumere il governo gradiscano, invitando i forestieri a venire ad abitare promettendo “...che conforme alla condizione delle persone loro... saran consegnasti campi. terreni e luoghi atti a fabbricare abitazioni per loro famiglia”.

Nel Seicento, la popolazione della contea era diminuita a causa sia della guerra sia per le terribili pestilenze del 1638, del 1649 e specialmente quella del 1682, ed anche per le frequenti carestie dovute in gran parte ai difettosi sistemi economici di quei tempi. Si calcola che nella contea ci fossero cinquantottomila abitanti, e forse anche mento, e a Gorizia tre o quattromila.

Verso il 1670 i notabili, preoccupati per la crescente corruzione dei costumi e del pullulare d’eresie, conseguenti al diffuso decadimento morale della gioventù, in pratica per gli stessi motivi che fecero arrivare i Gesuiti, pensano d’istituire un convento per l’educazione femminile e a tale opera si prestarono le goriziane sorelle Bonsi che offrirono gratuitamente uno stabile come primo ospizio.

Nel 1672 giunse a Gorizia la Reverenda Madre Lambertina della nobile famiglia de’ Paolo-Stravius, orsolina professa del convento di Liegi in Fiandra, già fondatrice dei Monasteri di Praga e di Vienna, insieme a quattro consorelle per far sorgere anche qui un Monastero. Le cinque coraggiose donne, non ancora sistemate, accolsero subito sette povere giovani gratuitamente, e iniziarono al costruzione del Monastero di Sant’Orsola in Via delle Monache e poi aprirono la scuola con circa un centinaio di scolare (numero molto cospicuo per i tempi d’allora), questa è la prima scuola femminile italiana in tutto il territorio.

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

<<PRECEDENTE                                                                                                 SUCCESSIVA>>

 

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project