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Gorizia - Storia di Gorizia: Da Cambrai alla fine del Cinquecento

Nel 1533, fu sistemato entro le mura del Castello “l’Arsenale delle Armi”. Poco dopo, sotto la direzione di Girolamo Decio si riprese a migliorare le fortificazioni (1537) e l’anno seguente si chiesero contribuzioni per le opere munite di Gorizia, Gradisca e Marano perché si paventava un attacco dei Turchi nell’Alto Adriatico.

La città cominciava la sua espansione oltre i limiti del fossato, in seguito alla ripresa dell’aumento demografico dopo la diminuzione avvenuta tra il XV e XVI secolo, causata dalle invasioni turche, dalle pestilenze e dalla guerra tra l’Austria e Venezia. Le nuove abitazioni si disponevano a nord del prato del borgo originario, attorno al grande spiazzo destinato a divenire la più grande piazza della città.

Il 2 gennaio 1542, alcuni nobili filoveneziani tentarono un colpo di mano espugnando Marano. A Gorizia corse subito il sospetto che nell’impresa avesse messo mano Venezia perciò furono banditi dalla contea di Gorizia tutti i sudditi veneti e fu vietato ai coloni abitanti nel territorio arciducale di pagare gli affitti ai loro proprietari sudditi veneti.

Intanto a Gorizia durante il 1542 era intento alle opere difensive del Castello Volfango Spèrito di Gemona, ed alla sua morte (1549) Corrado da Udine, In quel periodo si procedette alla costruzione di palazzi nella parte bassa della città onde sistemarvi vari uffici fino allora funzionanti nel Castello.

Nel 1556 per decreto di Ferdinando la giurisdizione della città veniva estesa alle case situate sul prato, fuori Porta del Rastello (Traunik) che erano sorte, come già detto un poco alla volta formando un borgo a se stante con la Piazza Grande. In quell’occasione il consiglio interno urbano veniva rinforzato da quaranta cittadini di nuova elezione.

Crescendo la popolazione, la lingua italiana e friulana presero una tale superiorità che divennero ben presto, nella contea, il linguaggio dei giudici, degli avvocati e dei notai. Per contenere questa crescita gli Stati Goriziani nel 1566 ordinarono che le cause venissero trattate da avvocati tedeschi e che tutti i documenti fossero scritti in tedesco. Tuttavia il tedesco non si diffuse e la lingua italiana divenne predominante. In quei tempi pochi erano quelli che potevano seguire gli studi, e tra questi solo fra i nobili, la maggior parte rimaneva lontano dalla cultura, e la mancanza d’istruzione influiva sui costumi della cittadinanza.

Nel 1565 l’architetto Pietro Forabosco fu inviato a Gorizia allo scopo d’ispezionare specialmente le costruzioni di carattere militare. Le preoccupazioni di nuovi assalti dei Turchi, consigliarono la riparazione e l’innalzamento delle mura (1566), a lungo si provvide a costruire depositi di vettovaglie, a sistemare i posti di guardia e Leonardo d’Attems fu nominato “Arciducale Luogotenente delle Guardie”.

Il presidio del Castello fu aumentato di 500 archibugieri. Altri apprestamenti furono approvati dall’arciduca Carlo (1567), altri ancora si eseguirono sotto la direzione dell’architetto Vintana (1570). Furono pure prese disposizioni, allo scopo di provvedere di soldati esperti alla guardia delle porte della città, in sostituzione dei “servi, sarti, stallieri”.

Nel 1586 fu deciso di fortificare ancor meglio la parte bassa di Gorizia. Eppure verso la fine del secolo si ebbe la sensazione che la cinta muraria non avesse ancora la necessaria consistenza (1591) e la creazione della fortezza di Palma da parte della Serenissima, indusse la Sovrana Camera a votare nuovi stanziamenti per il Castello (1594), e all’inizio del ‘600 si ripararono i ponti levatoi.

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