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Gorizia - Storia di Gorizia: Cultura ed educazione nel Seicento

Il 16 luglio 1626 da Vienna l’imperatore Ferdinando II incorporò nel Sacro Romano Impero, come feudo diretto, la contea di Gorizia con tutti i suoi diritti, onori e privilegi, tanto nel foro civile quanto in quello ecclesiastico. Essa divenne in tal modo contea principesca, membro dell’Impero Germanico, ufficialmente tedesca.

Il 26 febbraio 1647 l’imperatore Ferdinando III vendette a Giovanni Antonio della casa degli Eggemberg la fortezza e il capitanato di Gradisca per 315.000 fiorini e creò in quell’occasione una seconda contea principesca, con diritto a prendere parte alla diete dell’impero. Gli Eggemberg non risedettero mai a Gradisca e governarono per mezzo di rappresentanti. La casa si estinse nel 1717.

Contemporaneamente alla guerra e alle questioni difensive a Gorizia si posero diversi problemi educativi e culturali.

Nel 1615 giunsero a Gorizia i Gesuiti, un arrivo dovuto alla profonda crisi religiosa e spirituale del clero e della popolazione locale, sensibile anch’essa all’influenza del luteranesimo, che in questo periodo si diffondeva in Europa e che anche nel Goriziano trovò terreno favorevole, dato che tutto il territorio era privo d’una guida che provvedesse ai bisogni spirituali e religiosi d’un clero in cui ignoranza e corruzione serpeggiavano.

La scelta dei Gesuiti della città di Gorizia fu una questione politica, in quanto essendo stati cacciati nel 1606 da Venezia vollero creare a Gorizia un grande istituto d’attrazione della gioventù studiosa, non solo per la città isontina ma anche per il basso Friuli. Provenivano da Graz dove già nel 1517 avevano fondato un istituto, contribuirono non poco con la loro attività scolastica al miglioramento e all’elevazione dei costumi.

Essi furono i fondatori delle scuole e dell’istruzione umanistica per ciò come scrive il Morelli: “Le vere scuole pubbliche a Gorizia iniziarono con i Gesuiti”. Le loro scuole erano del tutto gratuite ed aperte al povero e al ricco, perciò l’istruzione fu aperta a tutti, anche se la maggior parte degli studenti furono chiaramente di provenienza nobile. L’attività scolastica vera e propria iniziò nel 1620, in quanto fino al febbraio 1618 essi furono impegnati come cappellani militari nelle Guerre Gradiscane.

Fu istituito un ginnasio con un corso umanistico che in seguito si sviluppò progressivamente fino a quando nel 1659, fu istituito anche un corso filosofico. Più tardi, accanto a questi corsi di morale e filosofia, nel 1723 fu istituito un corso di diritto canonico e nel 1745 quello di matematica. Nel periodo 1670-1730 si ebbero una media di cinquecento alunni di cui 380 di scuole umanistiche. Nell’ultimo trentennio d’attività ci fu una media di 150 alunni.

L’ignoranza regnava sovrana non solo tra la popolazione ma anche fra il clero e negli istituti monastici. Perciò si rese necessario aprire una casa per l’istruzione di chi si avviava al sacerdozio. I Gesuiti nel 1624 ne aprirono una accogliendo gratuitamente 12 studenti poveri. Nel 1629 grazie alla munificenza del conte Giovanni Battista Werdenberg, cancelliere aulico della corte di Vienna, nato a Gorizia e sposo della contessa Caterina Coronini, il rettore del Collegio trovò i fondi sufficienti per continuare l’opera intrapresa.

Infatti, il conte per legare il suo nome a questa fondazione lasciò la sua casa e 22.000 fiorini, per l’adattamento e per il mantenimento perpetuo di 24 alunni poveri. Dopo che i Gesuiti furono allontanati nel 1773, la nuova struttura scolastica con nuovo ginnasio retto dai padri Scolopi ebbe risultati deludenti: da 500 alunni si passò a 119. Il governo austriaco cercò d’integrare la cultura goriziana con quella germanica piuttosto forzosamente e dovrà passare quasi un secolo perché la lingua italiana ritorni lingua d’insegnamento almeno nelle elementari.

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