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Foresta di Tarvisio

di Giorgio De Zorzi

La Foresta di Tarvisio è un’ampia estensione forestale di 24.000 ettari con un perimetro di 168 km: escludendo i parchi, è la più grande area forestale gestita dallo stato in Italia. Ricopre tutto il corso del fiume Fella nella Valcanale e nella Valle dello Slizza, sino ai confini con Austria e Slovenia. Si estende inoltre anche sulle valli e i corsi d’acqua di Rio Bianco, di Malborghetto, del vallone di Ugovizza, di Valbruna, del canale del Bartolo, della valle Rio del Lago, della Valromana. Ricade nel territorio dei comuni di Malborghetto - Valbruna (UD), Pontebba (UD) e Tarvisio (UD).

All’interno sono comprese le riserve naturali statali integrali e biogenetiche di Rio Bianco e di Cucco ), create nel 1975, poste entrambe nel Vallone di Rio Bianco, nel Comune di Malborghetto - Valbruna.

La foresta in autunno (Foto di Claudio Beltrame per www.turismofvg.it)

La Foresta di Tarvisio ha un’identità più che millenaria. Essa infatti era indicata come tale sin dal X secolo. Nel 1007 sappiamo che fu donata dall’imperatore di Germania Enrico II il Santo al Vescovo di Bamberga, in Baviera, e alla sua diocesi, insieme alle contee carinziane di Villach e Walfisberg. Questa donazione andava a costituire il principato ecclesiastico di Bamberga, voluto dall’imperatore, da Papa Giovanni XVIII e dai vescovi tedeschi.

La Foresta di Tarvisio, come tutto il tarvisiano rimarrà sotto il potere temporale del Vescovo di Bamberga sino al 1759, quando verrà acquistata dall’imperatrice Maria Teresa. Il potere spirituale invece era di competenza del patriarca di Aquileia. I boschi ricadevano nella Signoria di Federaun. A Tarvisio avevano sede il Marksrichter della Valcanale, rappresentante temporale del vescovo e il Waldmeister, che amministrava la foresta.

Nell’Ottocento viene acquistata dal principe Orsini e poi passò in diverse e numerose mani, sino a quando il governo austriaco, preoccupato della malagestione della foresta e anche dall’importanza strategica che rivestiva, decise di acquistarlo tramite il Fondo di Religione della Carinzia nel 1886.

Con il trattato di Saint Germain del 1919 la Valcanale divenne Regno d’Italia e la foresta di Tarvisio, con tutte le sue servitù, alcune di epoca medievale come il legnatico, passò al demanio italiano. Nel 1929, con i patti Lateranensi passò al fondo dei Patrimoni Riuniti ex Economali Italiani e gestita dalla Milizia Forestale. Passo al Corpo Forestale dello Stato nel 1948 e vi rimase anche dopo la costituzione della Regione Friuli Venezia Giulia, seguendo le evoluzioni delle aziende demaniali sino al 2005 quando divenne “Ufficio per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato”. La gestione rimase al Corpo Forestale sino all’incorporamento di questo nei Carabinieri. Dal 2016 la gestione è quindi di competenza del Reparto Carabinieri Biodiversità di Tarvisio. La foresta produce risorse forestali che vengono in parte sfruttate secondo un piano programmato. Anche la caccia è regolata in maniera particolare, secondo norme molto antiche.

Il territorio della Foresta di Tarvisio è ricoperto per due terzi di alberi. Questi sono costituiti principalmente da faggete e, aumentando l’altitudine da abetaie di abete bianco e rosso. L’abete rosso rappresenta una rarità, perché cresce in poche zone limitate. Fornisce un legno pregiato con cui si costruiscono strumenti musicali a corda di ottima qualità e viene quindi anche detto “abete di risonanza”. Purtroppo in questi anni, qui come in altre zone, si assiste ad un massiccio attacco all’abete rosso da parte del Bostrico Tipografo (Ips typographus (Linnaeus, 1758)), una specie di coleottero che crea ingenti danni. Ci sono inoltre: tigli; pini neri d’Austria, larici, pini silvestri, pini mughi, rododendri.

Alcuni esemplari sono da rimarcare per storia e monumentalità. Si vuole che sotto un grande tiglio, in località Rutte Piccolo, abbia sostato Napoleone mentre osservava transitare le sue truppe vittoriose sui prussiani. Nello stesso luogo si trovano anche due grandi olmi. Presso Fusine, quasi arrivati al confine, una stradina conduce verso sud, ad una radura chiamata Prati di Oman. Qui si incontra uno splendido esemplare di Acero di Monte (Acer pseudoplatanus) di circa 170/200 anni, con 34 m di altezza. Presso malga Lussari, a circa un quarto d’ora dal paese, si incontra un grande larice, forse tra i più vecchi della regione. Sopra Cave del Predil, sul Monte Guarda, troviamo uno straordinario ed imponente esemplare di abete bianco. Presso il palazzo veneziano di Malborghetto, a poche centinaia di metri dalla ciclovia Alpe-Adria vi è invece un tiglio, che per effetto di un tumore di natura batterica, ha visto il proprio fusto allargarsi come fosse una grande botte e divenendo uno con maggiore circonferenza in regione. Singolari infile i filari di una cinquantina di peri selvatici, di notevole altezza, che si trovano presso Via Stazione a Camporosso. 

La flora della Foresta di Tarvisio è ricca di varietà. Possiamo incontrare: la celebre Wulfenia Carinthiaca; la Campanula di Zoys; la stella alpina; il raponzolo.

La fauna presente nella Foresta di Tarvisio è numerosa e varia. Oltre al Gallo Cedrone, che è il simbolo della foresta, possiamo incontrare diverse specie: l’aquila reale; la pernice bianca; il francolino di monte; il gallo forcello; il gufo reale e comune; la civetta nana e quella capogrosso; l’allocco e recentemente l’allocco degli Urali; il barbagianni; il falco; il picchio nelle specie rosso maggiore, cenerino, verde, nero e tridattilo. Fanno la loro comparsa nei cieli, pur non nidificando qui, anche il grifone, l’avvoltoio e il gipeto, l’uccello più grande d’Europa, con i suoi tre metri di apertura alare.

Tra i grandi mammiferi si trova: l’orso bruno; il cinghiale; il cervo, il capriolo; il camoscio; lo stambecco. Si può anche avvistare: la volpe; il tasso; la donnola; la faina; il gatto selvatico; la martora; lo sciacallo dorato; la lontra; la lince; la lepre comune e alpina; la marmotta; il ghiro; l’ermellino. Anche il lupo fa la sua comparsa. Al limitare della foresta, verso la Slovenia, nel 1999 ha preso dimora anche il castoro, cosa assai rara e singolare, dopo che era scomparso da circa cinque secoli.

Tra i rettili e gli anfibi, si annoverano varie interessanti presenze: l’ululone dal ventre giallo; il gambero di fiume;

Bibliografia:

- Dal tiglio di Napoleone al grande abete bianco: viaggio tra i giganti custodi di un sapere antico. Di Andrea Maroè; Messaggero Veneto 16/06/2020.

 

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