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Fanna - Storia dell'Abbazia

L’Abbazia di Fanna era dipendente da quella di Pomposa (Ferrara). Il Palladio fa risalire la sua fondazione all’opera Sant’Anselmo, duca del Friuli, (Cividale del Friuli, 723 – Nonantola, 803).

Secondo le notizie di una cronaca di Pre Antonio Purliliese, vice abate di Fanna, redatta tra il 1508 e il 1532, l’abbazia era preceduta da un convento di monache fondato da una nobile della famiglia Prata-Porcia, vedova di un signore di Polcenigo, che rimasta senza figli volle ritirrarsi in contemplazione. Sempre secondo la cronaca, dopo qualche centinaio d’anni, un’epidemia scoppiò nel convento e costrinse l’ultima monaca a cedere il convento ai benedettini. Queste notizie non sono supportate da elementi storici e sconfinano nel leggendario.

Sappiamo invece che i benedettini di Pomposa avevano una comunità a Fanna, attestata in maniera certa dalla prima metà del XI secolo, come testimonia un diploma dell’Imperatore Enrico III, datato 16 settembre 1045. Si rammenta una diatriba tra i benedettini e Concordia nel XII secolo, per la quale papa Alessandro III nominò arbitri i vescovi Ognibene di Verona e Domenico di Caorle.

All’abbazia vennero donati numerosi beni e opere d’arte, realizzate anche con l’aiuto generoso dei signori di Polcenigo. Dal momento in cui fu creata la parrocchia, l’assistenza spirituale fu delegata ad un sacerdote diocesano, nominato dall’abbate e dalla comunità dei fedeli. L’abbazia divenne poi commenda che venne soppressa nel 1746 da Benedetto XIV e le pertinenze passarono al seminario, il cui rettore assunse anche alcuni privilegi e diritti di voto. L’edificio abbaziale venne poi ceduto a privati.

Rettore e popolo dei fedeli rinunciò a questo privilegio nel 1948, anno in cui, il 10 ottobre, la chiesa assunse il titolo di Arcipretale.

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