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Drenchia (UD)

Drenchia - Storia

Il toponimo Drenchia deriva dallo sloveno direkjia o derekjia che significa burrone o simile come propone C. C. Desinan o, sendo altri, da dren che in sloveno significa Corniolo.

Alcuni reperti di epoca preistorica furono rinvenuti da Ardito Desio nella Grotta del Cane di Paciuch, pur essendo di datazione incerta, viene collocato tra eneolitico e antico bronzo. I reperti andarono perduti nella I Guerra Mondiale.

Nell’alto medioevo fu luogo di transito di varie popolazioni, tra cui Avari e Longobardi. Facente poi parte dei possedimenti patriarcali, il luogo viene nominato per la prima volta in un documento datato 27 febbraio 1295 dove si legge “homines ville Tranche”.

Rientrò nella giurisdizione della Banca di Merso: un consiglio dei capifamiglia che svolgeva funzioni amministrative e giudiziarie. Con la Banca di Antro, che aveva giurisdizione sulla valle principale del Natisone, partecipava all’Arengo Grande della Slavia. La Serenissima esentò da tutte le imposte la Slavia purchè svolgesse il compito di vigilare sui confini. In particolare Drenchia doveva sorvegliare passo Solarie e passo Rucchin, sulle pendici del monte Hum.

Questo sistema rimase in vigore intatto sino alla caduta di Venezia. Con l’arrivo dei Francesi nel 1797 si ebbero le parentesi napoleoniche e il governo austriaco. Questo abolì le amministrazioni locali creando diversi malumori che sfociarono anche in tumulti.

Nel 1866 si ebbe l’unione con il regno d’Italia, confermata dal plebiscito del 22 ottobre 1866.

In località Casoni Solarie, 24 maggio 1915 fu colpito a morte l’alpino udinese Riccardo Giusto (ricordato come Riccardo Di Giusto), appartenente alla 16a compagnia del battaglione Cividale: primo caduto italiano nella Prima Guerra Mondiale. Un cippo è dedicato alla sua memoria.

Il territorio di Drenchia fu nuovamente protagonista nel 1917, quando ci fu la famosa rotta di Caporetto. Le azioni belliche si combatterono sulla dorsale del Colovrat, che sovrasta la zona. In quei giorni quel settore del fronte, dove era schierata la II armata e gli abitati vicini furono pesantemente bombardati dalla mattina del 24 ottobre. In queste zone il giovane tenente tedesco Erwin Rommel riesce a superare le linee italiane e a dirigersi sul Matajur, causando il crollo del fronte.

Nella seconda metà del Novecento cominciò il lento abbandono delle povere valli del Natisone da parte della popolazione, chiuse allora da un confine molto militarizzato e con pochi collegamenti, per avvicinarsi alla pianura.

Oggi Drenchia è il comune più piccolo, per numero di abitanti, del Friuli Venezia Giulia.

 

 

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