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Cividale del Friuli - Storia di Cividale del Friuli

di Giorgio De Zorzi

Le Origini

Le origini della città di Cividale del Friuli si perdono nella preistoria. Numerose infatti sono le tracce di insediamenti umani nella zona dal paleolitico e neolitico.

Ciò si può stabilire non solo dai molti ritrovamenti sporadici, ma anche dalla scoperta di due stazioni preistoriche: una presso Prestento e una a est di San Pietro al Natisone. Non è da escludere che vi sorgesse un castelliere.

Abbondanti sono i resti dell’età del ferro, rispecchianti la civiltà veneta su cui s’innestò quella celtica. Vi è rimasta nella zona la testimonianza dell’Ipogeo Celtico di Cividale, detto anche Carceri Longobarde per l'uso che poi se ne fece, che è una grotta scavata nel vivo conglomerato roccioso, presso il Ponte del Diavolo.

L'epoca Romana

Il nucleo dell’odierna Cividale del Friuli si costituì in epoca romana, forse presso un fortilizio già presente dal II secolo a.C., per difendere la posizione strategica del guado sul Natisone.

In seguito venne dichiarato “forum” da Caio Giulio Cesare tra il 56 e il 50 a.C., da cui il nome (Forum Julii), per venire dallo stesso Cesare elevato a municipium nel 49 ed ascritto alla tribù romana Scaptia. Solo più tardi avrebbe assunto il titolo onorifico di colonia, venendo così inclusa nella X Regio “Venetia et Histria”.

Negli scavi diretti da mons. Michele della Torre ed eseguiti dal 1818 al 1826, furono rintracciati i resti, alcuni di dimensioni notevoli, di ville romane, forse proprietà di facoltosi cittadini aquileiesi che venivano a godersi qui la bella stagione. Risparmiata dai Quadi e Marcomanni (167) e da Attila (451), il quale puntava sul faro splendente di Aquileia, rimase salva sino alla calata dei Longobardi.

Durante alcuni scavi del 2015 sono emersi nuovi resti della cinta muraria della città romana tra il monastero di Santa Maria in Valle e Porta Brossana, confermando le ipotesi di Sandro Stucchi sulla di Cividale romana, cioè che fosse più ampia di quello che si riteneva. Questa cinta muraria fu demolita nel Settecento.

Dopo la caduta di Aquileia nel 451, Cividale divenne il centro più importante della regione, al punto che il suo nome contratto (Fr. Julii) indicò anche il territorio della sua giurisdizione, l’odierno Friùli.

Nel 476 cade l’impero Romano d’Occidente, ma Cividale risentì dell’effettivo mutamento solo dopo circa un secolo. Nel 488 Cividale fu occupata da Goti guidati da dal re Teodorico e fece parte del suo regno.

La potenza dei Goti fu abbattuta nella battaglia di Gubbio (luglio 552) grazie all’abilità di Narsete, generale dell‘imperatore Giustiniano, il quale riportò la Venetia sotto la giurisdizione dell’impero d’Oriente.

I Longobardi

I Longobardi, avanzarono verso sud-est lasciando la loro patria nel basso Elba. Verso il VI secolo si convertirono al cristianesimo dell’eretico Ario. Intorno al 547 l’imperatore Giustiniano concesse loro alcune terre nella Pannonia e nel Norico (le attuali Ungheria e Austria orientale) come premio per aver sconfitto i Cedidi, un’altra tribù germanica che fu alla fine distrutta con l’aiuto degli Avari nel 567.

Il 2 aprile 568 condotti dal loro re Alboino valicarono le Alpi Giulie e scesero per le valli del Natisone portando con se le loro famiglie e i loro animali. Il primo centro abitato di una certa importanza che incontrarono fu Forum Julii.

Alboino fece di Cividale la prima sede del suo ducato in Italia, ponendovi in veste di duca suo nipote Gisulfo, primo dei diciassette principi che governarono Forogiulio prima della venuta dei Franchi (774).

Nel 737 vi si insediò il patriarca di Aquileia Callisto che iniziò una lunga serie di patriarchi che scelsero come residenza Cividale, fino a quando, nel XIII secolo, fu preferita Udine. Nel 610 fu distrutta dagli Avari ed ogni ricordo romano spari. La ricostruzione longobarda fu lenta ma adeguata alle nuove esigenze.

Sotto i longobardi la città si chiamò Civitas Austriae, nome che più tardi si semplificò in Civitas e quindi trasformandosi nella lingua friulana in Cividât, assunse poi l’odierna forma di Cividale.

Di Cividale furono i re d‘Italia Rachtis (744-749) e Astolfo (749-756), fratelli; Paolo di Warnefrido, detto Diacono (ca. 730-799) lo storico dei Longobardi; S. Paolino d'Aquileia (730-803) poeta, teologo e poi consigliere di Carlo Magno.

I Franchi

Fino al 737 i patriarchi di Aquileia risiedettero a Cormòns, poi si trasferirono a Cividale, centro divenuto assai importante perché sede del ducato, lasciando in quasi abbandono la città di cui portavano il nome. Nella primavera del 773 Carlo Magno re dei Franchi su invito del papa Adriano I scese in Italia, assediò Pavia e, vinta l’ostinata resistenza, l’anno seguente ne divenne il padrone.

Cadde anche Verona secondo baluardo del regno. Il re Desiderio e sua moglie AAdelchi sconfitto da Carlo Magno, opta per l'esilio.nsa furono fatti prigionieri ed inviati in Francia, mentre Adelchi, loro figlio si rifugiò nel mezzogiorno. Carlo così poté proclamarsi re dei longobardi. Egli però non introdusse mutamenti notevoli anche perché dovette accorrere al nord per riprendere la guerra contro i Sassoni.

Il marchese Berengario (874-888) divenne re d’Italia ed Imperatore ed in seguito, sotto il dominio dell’impero germanico la città fu esautorata a favore di Verona, alla cui Marca fu aggregata. Era rimasta solamente l’autorità del patriarca, ma essa da sola seppe rialzare le sorti, riportando Cividale alla primitiva grandezza.

Il Friuli restò da parte nelle varie guerre e lotte che si susseguirono nel secolo IX, ma fu il primo a soffrire delle nuove terribili invasioni. Gli antichi cronisti parlano degli Ungari come di gente crudelissima, che mangiava carne umana e beveva il loro sangue, certamente un’esagerazione, ma terribili dovevano essere gli spaventi delle loro rapide scorrerie.

Nell’estate del 899 gli Ungari valicarono per la prima volta le Alpi provenendo dalla Pannonia inferiore. Devastarono tutto il Friuli, giungendo sino a Verona che resistette, come pure Aquileia perché, come riporta uno storico, erano città ben munite. Sconfissero poi Berengario che li aspettava sul Brenta e rientrarono in Pannonia, per ritornare poi negli anni seguenti.

 

Il Patriarcato

È noto che, dopo il periodo degli Ottoni di Germania, sino all’occupazione veneziana, la storia del Friuli s'identifica con la storia del Patriarcato di Aquileia. È anche da sottolineare che i patriarchi avevano parecchie residenze oltre che quella di Aquileia sia in Friuli che oltralpe dove soggiornavano a seconda degli uffici che dovevano svolgere.

Certamente con il declino di Aquileia i patriarchi preferirono abitare a Cividale del Friuli, che era una città molto più grande e piena di traffici. Più tardi, nel 1222, fu a causa di un terremoto che aveva quasi distrutto il palazzo patriarcale, che i patriarchi scelsero Udine come residenza principale, rimanendovi in seguito per la sua centralità rispetto alle terre del Patriarcato e facendo la fortuna di questa città,

Dopo la perdita di ruolo di residenza preferita dei patriarchi, ancora fino circa alla fine del XIII secolo, Cividale rimase comunque la comunità più cospicua del Patriarcato. 

Tuttavia fu tormentata e difficile la storia della città nei sec. XIII e XIV, schiacciata tra l'antagonismo con la crescente potenza di Udine e con i conti di Gorizia, avvocati e feudatari più potenti del Patriarcato, ed interessati, per i loro commerci a controllare le vie di comunicazione del medio Isonzo, senza nascondere l'ambizione di prendere il posto del Patriarca.

Il dominio veneziano

Nel 1420, sfruttando la situazione internazionale, Venezia conquista il Patriarcato. Cividale aveva favorito questa evoluzione nella speranza di riconquistare il suo ruolo egemone in Friuli.

Con il passaggio alla Serenissima invece, Cividale del Friuli fu ridimensionata e quasi esclusa dai grandi eventi, perché dipendente direttamente da Venezia, mentre Udine divenne la capitale del Friuli, che i veneti abbellirono: costruendo grandi palazzi, la meravigliosa piazza Libertà e organizzando la vita cittadina.

Il castello di Udine divenne l’abitazione del luogotenente generale della Patria del Friuli, la residenza del governo veneziano per la provincia e con decreto del 31 dicembre 1483 la sede esclusiva del Parlamento nel castello che nel secolo successivo perderà l’immagine turrita e la cambierà in quella di un grande palazzo rinascimentale.

Cividale non faceva parte del territorio del Friuli, ma aveva un Provveditore ordinario dipendente dal doge. In questa epoca, viene coinvolta in prima linea, per la sua posizione di confine, nel fronteggiare una minaccia che si disegna in maniera sempre più netta all’orizzonte e si concretizzerà nel 1472: l’invasione dei Turchi.

Essi passarono l’Isonzo, invasero il Friuli provocando lutti incendi rapine e distruzioni e facendo numerosi prigionieri. Alcune bande giunsero anche a Cividale ma la città era ben fortificata e non azzardarono ad attaccarla, proseguendo oltre. Un’altra invasione avvenne ne 1499 assai più feroce ma con la stessa sorte.

La lega di Cambrai

All’inizio del 1508 Massimiliano re di Germania mosse guerra alla Repubblica di Venezia e mentre i Veneziani comandati da Bartolomeo d’Alviano circondavano in Cadore le truppe germaniche, altre truppe veneziane conquistarono Gorizia che fu subito fortificata come fu fatto con la chiusa di Plezzo. Intanto La Francia gelosa della potenza veneziana fece lega con Massimiliano re di Germania con la Spagna, il Regno di Napoli ed alcuni principi italiani (Lega di Cambrai 4 dicembre 1508).

Le truppe veneziane furono sconfitte a Ghiara d’Adda il 14 maggio, e ciò mise Venezia in grave disagio, ma Massimiliano procedette lentamente e i Veneziani riuscirono a riorganizzarsi.

Nel settembre 1509 il duca di Brunswick scese di nuovo dal Nord a capo di 16.000 austriaci e con trenta pezzi di artiglieria grossa, aiutato dalle truppe di Marco Cane che si era unito a lui, attraversò l’Isonzo e il 26 luglio si avvicinò a Udine. La cavalleria veneziana che era nella città, comandata da Gian Paolo Grandenigo fecce due sortite per spaventare gli austriaci.

Il duca di Brunswick saputo che Pordenone era stata riconquistata dai Veneziani abbandonò l’impresa di Udine e decise di prendere Cividale. Incominciò con bruciare Rosazzo, Oleis, Ipplis, Leproso, Paderno (30 luglio) e nella notte del I° agosto sferrò il primo attacco alla città ducale che fu respinto.

Fu proposto allora ai Cividalesi la resa, ma poiché essi si rifiutarono, nel pomeriggio, con maggior ardore, riprese l’attacco ributtato con grande valore dagli assediati. Il combattimento durò sino a notte con grande perdite dei Tedeschi. Il giorno dopo essi ripresero il bombardamento ma verso le undici levarono il campo, ripassarono il Natisone e con quelle artiglierie che riuscirono a trasportare si diressero verso Manzano.

Nel 1511 in un mese gli austriaci conquistarono il Friuli e il 20 settembre entrarono a Udine. Anche Cividale fu costretta alla resa. Due mesi dopo Venezia recuperò le sue terre, ma nel 1514 gli austriaci tentarono nuovamente la riconquista, sebbene con esito negativo e d’allora si consolido il dominio veneto in Friuli.

 

Cividale dal Cinquecento al Settecento

Questi fatti avevano portato un duro colpo all’economia di Cividale perché dei nobili cividalesi si occupavano dello sfruttamento delle miniere di mercurio scoperte a Idria nel 1490 e, inoltre, nelle campagne circostanti si trovavano delle officine per la lavorazione del cinabro, attività a cui la guerra pose fine.

Poi c’era un consistente traffico di ferro che i mercanti tedeschi portavano da Tarvisio, passando per Plezzo e Caporetto, a Monfalcone ed una parte di questo ferro grezzo o semilavorato lo scaricavano a Cividale dove veniva forgiato dalle numerose officine È stato calcolato che su questa via transitavano oltre 7000 quintali di ferro all’anno.

Quando Venezia consolidò il suo dominio questa via fu chiusa anche perché Cividale aveva perso il Capitanato di Tolmino posseduto sin dal 1379 e tutto il traffico fu dirottato per la Val Canale che d’allora prese il nome di Canal del Ferro. Cividale fu isolata sul piano viario, commerciale e politico.

Il 3 maggio 1521, con la pace di Worms, la Dieta pose fine alla guerra tra Massimiliano e Venezia (1508-1516) e privò definitivamente Cividale di Tolmino, di Plezzo e delle miniere di mercurio di Idria.

La città subì un danno enorme poiché non erano più in suo potere le comunicazioni con al Carinzia e la Carniola, indispensabili per i suoi commerci nonché delle miniere di Mercurio di Idria fonte di ricchezza.

Cividale fu privata dall’autonomia amministrativa nel 1555 quando Venezia avocò a se le competenze esercitate dal Consiglio cittadino. L’arengo fu abolito nel 1588. la città era governata da un rettore che durava 16 mesi in carica. Durante la denominazione veneta si sono succeduti 178 Rettori.

Il 30 agosto 1598 si propaga in città una terribile pestilenza, una delle più gravi che abbia colpito Cividale, la quale viene chiusa sino al 12 gennaio 1599.

 

L'epoca napoleonica

Dopo due secoli di relativa tranquillità, gli Austriaci incalzati da Napoleone per ritirarsi attraversarono lo Stato Veneto, il 15 marzo 1797.

Il 3 maggio Napoleone dichiarò guerra a Venezia e tutti i provveditori del Friuli abbandonarono le loro sedi. Così fini la lunga dominazione veneziana durata oltre 350 anni. Il 20 maggio fu costituito a Cividale del Friuli un Comitato di salute pubblica per reggere la città e tutti i simboli dell’occupazione veneta furono eliminati.

Nei pochi mesi che rimasero i Francesi a Cividale del Friuli, gli abitanti vissero giorni di gravose requisizioni e prepotenze tanto che il 12 agosto il popolo si rivoltò contro la Municipalità ma le truppe francesi sedarono immediatamente la rivolta.

Con il trattato di Campoformido (17 ottobre 1797) il Friuli, come tutti i domini della Repubblica di Venezia, fu assegnata agli Austriaci.

Il governo austriaco e il Risorgimento

La vita a Cividale del Friuli, che allora contava 3.000 abitanti, si svolgeva tranquilla e la sua economia era fondata principalmente sull’agricoltura. I moti del 1848 per l’unità d’Italia infiammarono alcuni animi. Fu costituita la Guardia Civica cittadina che però mancando di un equipaggiamento militare ben poco poteva fare negli scontri armati, e si limitava ad esibirsi nelle parate.

Udine che era riuscita a liberasi dagli Austriaci con una sommossa dopo pochi giorni di baldoria, fu rioccupata il 22 aprile 1848 dagli imperiali, che non infierirono sulla popolazione e così quel vento di libertà che aveva percorso tutto il Friuli con fulgidi esempi, quale il forte di Osoppo, si assopì.

Bisogna attendere la III guerra d’Indipendenza, per vedere il Friuli e Cividale uniti all’Italia. Col voto plebiscitario del 21 e 22 ottobre 1866 la cittadina fu annessa al Regno d’Italia.

Il Novecento

Cividale del Friuli iniziò il nuovo secolo con grandi aspirazioni e speranze di nuovi commerci, di pace e di tranquillità. Interruppe queste aspettative la prima guerra mondiale, che coinvolse direttamente Cividale perché vicinissima al fronte.

Buona parte dell’esercito italiano era dislocato in città e nelle vicinanze. Il re Vittorio Emanuele III, i principi di casa reale, vari capi di nazioni, generali alleati vi transitarono o soggiornarono.

Il 27 ottobre 1917 la città fu bombardata dalle artiglierie nemiche ed occupata dall’esercito germanico in seguito alla tragica rotta di Caporetto. Parecchi abitanti furono costretti ad abbandonare le case e rifugiarsi nel Veneto.

Finalmente il 4 novembre 1918 la città ritornò libera e per valore dimostrato dai cittadini venne decorata con la Croce di Guerra. Tornata la pace ci si mise di lena per riparare i danni e riprendere le attività commerciali interrotte.

La seconda guerra mondiale bloccò le iniziative e portò lutti e miseria. La città fu occupata dai Tedeschi. Numerosi furono i caduti tra i civili, militari e partigiani, tanto che il 25 aprile 1982 la città fu decorata con Medaglia d’Argento al Valor Militare .

Terminata la guerra tornò la tranquillità e tornò anche la voglia imprenditoriale dei cividalesi che unirono alla fiorente agricoltura per lo più a coltivazione vinicola, l’industria e l’artigianato.

Oggi la città ducale si presenta piacevole e confortevole e chi vi giunge respira ancora l’impronta della capitale. Numerose vestigia testimoniano la storia e la cultura di oltre duemila anni di questa splendida Città Ducale.

Nel 2012 Cividale del Friuli è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.

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