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Cividale del Friuli - Il Duomo

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Il Duomo di Cividale del Friuli

Il Duomo di Cividale del Friuli si trova a due passi dal Natisone ed è una cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, ricca di tesori. La sua storia complessa conta numerosi rifacimenti architettonici, tuttavia le sue forme attuali, nonostante le vari modifiche, rispecchiano sostanzialmente la costruzione iniziale.

 

La storia

Fu il Patriarca Callisto, in seguito alla decisione del 737 di trasferire la propria residenza da Cormòns a Cividale del Friuli, che fece erigere una chiesa con dignità vescovile intitolata alla Vergine. Oltre a questa, nell’area dell’attuale Duomo, fece erigere un battistero e alcuni palazzi.

Un incendio nel 1186 minò la struttura che rese necessari alcuni profondi restauri, a cui concorse anche la popolazione con numerose offerte. Il restauro fu condotto principalmente sotto il Patriarca Pellegrino II di Ortenburg-Sponheim, ma anche sotto il Patriarca Gregorio di Montelongo.

Tra il 1294 e il 1299 furono aperte delle finestre nell’abside, nella cappella di San Donato e nella Cripta. Nello stesso periodo un fulmine colpì il campanile. Il terremoto dell’11 giugno 1301 non fece danni, ma fu invece un altro incendio, nel 1342 che lo danneggiò gravemente. Ma non fu tutto: solo sei anni più tardi, il terremoto del 25 gennaio 1348 lo rase al suolo.

Il vigore con cui il Patriarca Bertrando di San Genesio ne volle la ricostruzione, fece sì che diciassette anni dopo il Duomo fosse nuovamente in piedi. All’inizio del Quattrocento ci furono dei restauri e sappiamo anche che nel 1427 si riteneva che la sua capienza fosse insufficiente alle necessità della città: “uti non capax parochianorum”.

Nel 1448 ci fu un nuovo terremoto che distrusse per l’ennesima volta il Duomo. Rimasero valide solo alcune strutture portanti. Si decise di ricostruirlo nuovamente e i lavori furono affidati a Erardo da Villaco, che aveva appena terminato la struttura portante del Ponte del Diavolo, sul Natisone. Questi cominciò a impostare l’opera ma pochi anni dopo, nel 1453, morì.

Fu allora affidato il lavoro a Bartolomeo Costa Sbardilini, detto delle Cisterne, che cominciò a costruire il nuovo Duomo in forma gotica, a tre navate. Questi lavorò fino al 1480, anno della sua morte, riuscendo ad ordinare il bel portale centrale che ancora oggi vediamo a Jacopo Veneziano e terminando la parte bassa della Basilica.

Dopo circa un ventennio di lavori a rilento (probabilmente la minaccia turca, come in altre parti, assorbì molte risorse economiche per la realizzazione di opere di difesa) diretti da vari capomastri come Alberto dal Monte e suo nipote Francesco, ci fu un fatto che diede una svolta ai lavori. Il 29 gennaio 1502, una colonna presso la facciata crollò, trascinando con sé la facciata, la copertura e gran parte dell’edificio. Il fatto produsse un’enorme scalpore tra la popolazione e l’eco della cosa giunse fino a Venezia. Si decise quindi di finanziare adeguatamente l’opera e fu chiamato Pietro Solari detto Lombardo, a completare il Duomo.

Le indicazioni che furono date al Lombardo furono di mantenere l’impianto gotico a tre navate del Bartolomeo ma di dare comunque all’edificio delle linee più rinascimentali. Ancora oggi si vede nella facciata una netta divisione tra la parte bassa di Bartolomeo delle Cisterne e la parte alta del Lombardo.

Nel 1515 morì anche Pietro Lombardo e il testimone venne probabilmente raccolto dal figlio Tullio che seguì i lavori fino al 1532, anno della morte. Intanto nel 1529 si era avuta la solenne consacrazione, pur essendo ancora in corso dei lavori. Infatti, solo nel 1535 si ebbe il completamento della facciata e addirittura nel 1620 si ebbe la completa lastricazione del pavimento.

Nel Settecento si ebbero altri lavori di ristrutturazione e nel 1766 fu affidato a Giorgio Massari il rifacimento dell’interno. Questi, dopo aver esaminato la struttura e preso le misure spedì da Venezia i disegni per la ristrutturazione. Ma come i suoi predecessori non poté vedere la sua opera completata, perché in quello stesso 1766 lo colse la morte.

Dal 1767 quindi fu l’allievo del Massari, Bernardino Maccaruzzi, che curò la realizzazione dei lavori: gli altari, la volta a botte della navata centrale. I canonici invece si opposero alla conversione ad arco a tutto sesto degli archi gotici divisori.

 

La facciata

La facciata, semplice e slanciata è in pietra viva. Si notano i due periodi distinti dell'esecuzione dei lavori: quello della parte inferiore e quello della parte superiore.

La parte inferiore è opera di Bartolomeo delle Cisterne, che si presenta massiccia con tre portali ogivali. Il portale centrale è opera di Jacopo Venezian (1465) con decorazioni di dentelli, fogliami e torciglioni. Sugli stipiti sono posti in bassorilievo l'Arcangelo Gabriele e la Madonna, mentre sull'architrave c'è la scritta TEMPLUM DIVAE VIRGINI SACRUM MCCCLVII.

Nel lunettone ogivale, con all'apice una scultura del Padre Eterno si trova una targa posta nel 1790 a ricordo delle indulgenze concesse per l'aggregazione all'Arcibasilica del Laterano di Roma, sovrastavano due stemmi: quello in pietra del Duomo (due palme incrociate ed una corona) e quello basilicale (un ombrellone con sotto due chiavi pontificie), che competeva alla chiesa quando nel 1909 fu innalzata a Basilica Minore. Sempre in quell'occasione furono posti altri stemmi: Arcivescovile a sinistra e Capitolare a destra

Nella lunetta sopra alla porta sinistra vi è una lapide che ricorda le vicende delle chiese precedenti. Sopra la porta destra invece le vicende della costruzione attuale con il nome di Bartolomeo delle Cisterne.

Sopra ai portali, una robusta cornice divide l'opera di Bartolomeo delle Cisterne da quella di Pietro Solari, che ha completato la facciata, adattando al centro una trifora. Vi sono poi due lesene corinzie laterali sono interrotte da un patera e sulla fascia di trabeazione che poggia sui capitelli compositi vi è la scritta: SUB TULUM PRAESIDIUM CONFUGIMUS DEI GENITRIX.

 

L'interno

Ampio e solenne, è a tre navate, diviso da grandi colonne che contengono ampie arcate a pieno centro che le profilature in pietra grigia di Torreano fanno risaltare. Nel restauro degli anni Sessanta è stata eliminata in parte la presenza barocca che strideva con la parte gotica e con quella rinascimentale.

Il Duomo è lungo 67,50 m. Entrando dalla porta mediana un'iscrizione per terra indica la posa della prima pietra del pavimento del 1549, (JO . DE . CASSERATE . DA . LUGANO . LAP. F. - MDXLIX LAUS DEO) che era a quadrati rossi e bianchi che ora si vede soltanto nel presbiterio e nelle cappelle laterali. Lo sostituisce un freddo marmo di colore grigio di Saravezza con grandi greche bianche su disegno del prog. G. Del Puppo di Udine, pavimento inaugurato nel 1898 in occasione del XI centenario della morte di Paolo Diacono.

 

La navata destra

Nella prima campata, una gran nicchia del 1645, costruita per raccogliere il battistero di Callisto. Quando questo fu poi trasferito al Museo Cristiano, venne qui messo al suo posto un fonte battesimale in marmo seicentesco, con piede e base triangolare su cui poggia la costruzione rotonda con nicchie e colonne di legno colorato.

Le lapidi che stanno ai fianchi dell'arcone, come le altre numerose della chiesa, sono troppo in alto per essere lette, riguardano una curiosa contesa di precedenza tra il Capitolo di Udine e quello di Cividale, sotto il pontificato di Clemente VIII (1598) finita con la vittoria del Capitolo locale.

 

L'altare della Madonna

Nella seconda campata troviamo l’altare della "Madonna con Bambino in trono e i Santi Giovanni, Bartolomeo Apostolo, Marcello Papa (o Nicola di Bari) e Zenone Vescovo", raffigurati in un olio su tela dipinto da Matteo Ponzone (Matej Poncun 1617), allievo del veneziano Sante Peranda.

“La composizione arieggia lo schema della tizianesca Madonna di Ca' Pesaro dei Frari di Venezia. La stesura pittorica, alquanto accademica, rileva la maniera grigiastra di Sante Peranda ma è sorretta da buon disegno e l'insieme non è privo di una certa sonora grandiosità.” (C. Mutinelli).

L'altare fu progettato da Giorgio Massari ed eseguito, come gli altri tre altari delle navate laterali dal Maccaruzzi. Dal robusto basamento si alzano quattro eleganti colonne a sostenere la trabeazione classicheggiante tutto ben proporzionato.

Nel paliotto si trova una Madonna in bassorilievo. Nella mensa è collocato un Vesperbild del XV secolo riconducibile alla scuola della Germania sudorientale. Si tratta di una statua in pietra arenaria dipinta, che raffigura la Pietà detta appunto, in tedesco, Vesperbild in quanto era l’immagine (Bild) sacra intorno alla quale ci si riuniva la sera, per il vespero, a pregare.

 

Altare del Crocifisso

Proseguendo, dopo l'ingresso che conduce al Museo Cristiano, troviamo l’Altare del Crocifisso, secondo altare della navata e dedicato a S. Girolamo che è raffigurato in rilievo nel paliotto. L'architettura dell'altare, come di quello precedente, appartiene a Giorgio Massari. Le colonne di quest'altare sono di marmo greco antico.

Ora è detto "del Crocifisso" per la tela di Antonio Grimani seguace di Palma il Giovane, del 1619 che raffigura il "Crocifisso fra i Santi Gregorio Magno, Girolamo, Carlo Borromeo, Andrea Apostolo e Valentino".

Scrive sempre il Mutinelli: "La figura del pittore, del resto piuttosto mediocre, non è ben chiara, essendo questa la sola opera di lui conosciuta, e fu spesso confusa con quella di Giovan Francesco Grimaldi (1606-1680)". Un restauro recente a dato all'opera nuova vivacità cromatica.

Oltrepassata la porta che conduce nel cortile detto "dei Canonici", sulla parete troviamo un frammento di stendardo dipinto da Giovanni da Udine nel 1536 raffigurante l'Annunciazione, posto su velluto ed incorniciato nel 1948. La pittura è piuttosto modesta e sembra più della bottega di Giovanni da Udine che del grande maestro stesso, celebre collaboratore di Raffaello.

 

Il Coro

Si giunge infine al Coro, sovrastato da un maestoso organo. Prima dell'abbassamento della cantoria qui c’era l'altare di San Donato, patrono di Cividale.

 

La Sacrestia

Dopo il secondo altare una porta conduce nella prima sala della Sacrestia, dove si trova un coro invernale con altare dedicato a S. Antonio, realizzato dal Mencarozzi, qui trasferito dall'antica chiesetta di S. Giovanni Battista demolita nel 1630-31 per innalzare il campanile. È adornato da una delle migliori opere del veneziano Giuseppe Diziani (1732-1803) raffigurante S. Antonio Ab. che adora la Vergine con Bambino. Alle pareti quadri di mediocre fattura.

Nella stanza successiva spicca il mobilio del bravissimo intagliatore cividalese Matteo o Mattia Deganutti (1712-1794). Il soffitto è affrescato da Giuseppe Diziani con Trionfo della Fede e agli angoli i quattro Evangelisti. L'ultima stanza è decorata da Giuseppe Mattioni, allievo del cividalese Francesco Chiarottini (sec. (XVIII).

 

La Cappella e il culto di San Donato

Ritornando in chiesa, nella Cappella dell'abside destra, si trova l’altare dedicato a San Donato, patrono di Cividale.

Il culto di San Donato martire nella sede cividalese e la sua elezione a patrono della città risalgono al X secolo, al tempo del patriarca Federico I (vivente nel 901-†922). Fu questo energico patriarca che recatosi in Pannonia per ragioni del suo ministero vi avrebbe prelevato le reliquie del diacono Donato, martirizzato nel 304 sotto Galerio, quando Vittoriano era governatore di quella regione.

Insieme con le reliquie del Santo, sarebbero state trasportate anche quelle dei suoi compagni di martirio: Romolo sacerdote, Silvano diacono, Venusto fratello di Donato, Ermogene lettore, e Fortunato diacono. Queste reliquie furono poi divise fra le basiliche di Cividale ed Aquileia, ma la reliquia principale, quella della testa del Santo rimase a Cividale.

Un tempo essa era conseata in una "pisside" (Pisci magna), ornata di sculture in avorio, purtroppo ora perduta, perché posta in disuso già dal 1374, quando il reverendissimo Decano Ottobuono di Ceneda diede ordinazione ai Donadini di Cividale della realizzazione della testa d'argento nella quale e tuttora conservata. Dai documenti si ha notizia che già nel 1191 una cappella nel Duomo era dedicata da lungo tempo a questo Santo.

Dopo il terremoto del 1448 il popolo volle dar mano immediatamente al restauro di questa cappella, attribuendo all'affievolito culto del Santo Patrono il castigo sofferto. Nel nuovo Duomo la Cappella conservata nell'antico posto d'onore a fianco dell'abside maggiore, fu dotata di un nuovo altare di legno scolpito, colorato e dorato e con una grande statua centrale del Santo, eseguito nel 1594 da una bottega di Tolmezzini operanti a Udine.

Questo altare fu, verso la meta del Settecento, demolito e disperso senza sostituirlo con altro, benché il Massari lo avesse progettato in analogia con gli altri. In verità l'altare fu fatto, ma essendo nel frattempo la chiesa del SS. Redentore (S. Pietro in Volti) divenuta da conventuale a parrocchiale, e perciò alle dirette dipendenze della Collegiata di Santa Maria Assunta (Duomo), questo altare vi fu trasportato, alcuni dicono nel '700 altri nel 1825, per servire al culto della Madonna.

Si dovette attendere sino al 1928 per questo nuovo altare progettato dal cividalese Leone Morandini, nel 1932 fu posta la pala riempiendo una preziosa cornice cinquecentesca. La pittura rappresenta S. Donato fra i martiri Silvano, Romolo, Venusto, Ermogene (manca Fortunato!), sospesi su una visione caratteristica di Cividale con il ponte del Diavolo, dipinta dal cividalese Luigi Bront.

Un urna sopra la mensa raccoglie le reliquie del Santo e dei suoi compagni martiri. Sulla destra si vede un affresco, mentre sulla sinistra un dipinto raffigurante l’Annunciazione, già ospitata nelle chiesa dello scomparso convento delle suore Domenicane (1806) e qui poi trasportata. Il quadro fu dipinto dal noto Pomponio Amalteo.

Esso porta segnata in basso la data 1546. "È in complesso un discreto dipinto che, nello sfondo bellissimo e nella vorticosa gloria con l'Eterno. Arieggia l'analoga composizione che il Pordenone eseguì nel 1537 per S. Maria degli Angeli a Marano" (C. Mutinelli).

 

Il Presbiterio

Fu rialzato e sistemato nel 1712 con importanti lavori. Furono rifatte le piccole volte della cripta, e riconsolidate le colonnine di sostegno. Si lastricò il pavimento del presbiterio e si sostituì l'antico altare di legno con quello odierno che è di marmo, opera di Bernardino e Antonio Mistruzzi da Tricesimo (1719) su disegno di Luca Andrioli da Milano.

L'ampia scalinata fu eseguita nel 1721, ed ampliata 1775, quando furono collocati i simulacri della Fede e della Speranza e, sulla balaustra superiore, le quattro statuine degli Evangelisti. Su direttive del Maccaruzzi nel 1766 fu terminata dal capomastro Giovanni Panciera la cupola che fu affrescata da Giuseppe Diziani con l'Assunta.

Nel 1771 al termine dei lavori furono poste lateralmente delle scritte a loro ricordo. Sotto la cupola finestroni di cui sette hanno vetrate policrome; le quattro superiori donate da Nicolò Claricini nel 1952 con le figure antiche della Madonna, Gesù e due Santi. Le tre sottostanti eseguite nel 1958 su disegno di Leone Morandini (1890-1971) riproducono degli stemmi: il primo a sinistra è quello di Cividale.

Nascosto dall'altare un piccolo organo di 17 canne del '700. Francesco Fosconi di Portogruaro scolpì le statue dei "Ss. Pietro e Paolo" ed i putti che sostengono la croce. Posto sull'altare uno dei gioielli dell'arte orafa italiana, il paliotto d'argento di Pellegrino II, tanto famoso da essere stato esposto nel 1953 a Parigi nella Mostra dell'arte del Medioevo.

Il paliotto di Pellegrino II

Pellegrino II patriarca di Aquileia (1195-†1204), cividalese, ne fece dono alla città. Il paliotto è in grosse lamine d'argento, lavorate a sbalzo con doratura a fuoco su fondo ligneo e misura 203x102 cm. Esso si compone di quattro parti: un trittico centrale, due scomparti laterali, con 25 figure e una cornice che racchiude l'intera composizione.

Si ritiene eseguito da più artisti di bottega cividalese, in ogni modo friulana. Secondo alcuni studiosi, avrebbe contribuito alla rinascita di una scuola di oreficeria a Cividale. Nella cornice sono ben visibili le manomissioni nel corso di restauri del sec. XV e XVIII dei busti. Dopo la mostra di Parigi è stato radicalmente revisionato.

 

La Cripta

Dalle due porte ai lati della scalinata del presbiterio si accede alla Cripta. Il veneziano Max Ongaro ha progettato l'altare che si trova al suo centro, in cui si conservano, nel cavo in mezzo alla mensa, i resti del patriarca Paolino

La cripta era chiamata "Cappella della Pietà" per il Vesperbild ora posto sull'altare della Madonna, al suo posto c'è una scultura del '700 in argento che rappresenta Cristo dolente. Due musicisti friulani di grande fama sono tumulati sotto il pavimento: Giobatta Candotti (†1876) e Jacopo Tomadini (†1883), vi è anche il sigillo tombale della nobile famiglia Claricini. La Via Crucis, in cotto, è opera di Max Piccini, artista udinese.

 

Il Tesoro del Duomo

Il ricchissimo tesoro del Duomo era conservato nella cripta sino al 1975 quando per sicurezza è stato posto in un luogo opportuno nell'attesa di una sicura e adeguata sistemazione. Per curiosità elenchiamo quanto era esposto. Esso raccoglieva grandi cimeli d'importanza storica ed artistica, tra l'altro, due reliquari di arte barbarica; mitria del XIII sec. il reliquario di San Donato a forma di busto dell'orefice cividalese Domandino di Brunone (1374).

Ancora: la statua di S. Nicola; evangelari; pace con Madonna con Bambino (sec. XVI); pianeta (donata dal cardinale Barbaro). Arazzi cinquecenteschi e una spada di fattura tedesca che porta segnato il nome del patriarca Marquardo di Randeck (1365-81) usata il. giorno dell'Epifania quando si celebra in Duomo la Messa dello Spadone, dove un diacono coperto il capo con un elmo piumato, reggendo il libro dei Vangeli, benedice con la spada il popolo.

Ai piedi della scalinata si trova un altare del 1965, che fu progettato da Roberto Calligaro.  

 

 

 

La Cappella del SS. Sacramento

Sul lato sinistro del presbiterio si trova la cappella del SS. Sacramento con altare a baldacchino di legno laccato e marmo, ultimato nel 1580 opera degli scultori Ercole ed Orazio Liberale. Fu restaurato nel settecento. Sulla cupola la notevole statua lignea del Redentore. L’adornano due tele del veneziano Jacopo Negretti meglio conosciuto come Palma il Giovane (1544-1628), sulla parete sinistra, dipinta per la Prepositura di S. Stefano nel 1597 la Lapidazione di Santo Stefano, sulla parete destra L'ultima cena ritenuta una delle sue migliori opere in Friuli.

 

La Navata sinistra

la navata inizia con il grande Crocifisso ligneo alto m. 2,52. Controversa è la sua datazione dato che una leggenda narra che è antichissimo e miracoloso perché ritrovato intatto sotto le macerie, dopo la distruzione del Duomo ad opera di uno dei tanti terremoti e creduto nascosto per secoli; molto probabilmente è opera di una bottega cividalese del XIII sec. la doratura è del '700.

Scrive Carlo Mutinelli: "Un tempo a questo Crocifisso si accostavano, reverenti ed oranti, lunghe teorie di pellegrini, venuti anche da molto lontano per onorarlo, poiché era considerato molto miracoloso.

I vecchi cividalesi lo ritenevano, infatti, inamovibile dal suo posto a scanso di gravi calamità".

 

 

 

 

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Altare di Santa Margherita da Cortona

Questo altare è dedicato a Santa Margherita che è scolpita nel paliotto. Una pala ritrae: Santa Caterina, in alto le Ss. Elisabetta e Agata e sotto le Ss. Veronica e Dorotea". Sopra sta una "Croce portata dagli angeli", messa per far ricordare che nel vecchio Duomo esisteva in questo stesso luogo una cappella intitolata alla S. Croce.

L'autore dell'opera, che del resto e abbastanza mediocre, non è certo: alcuni la attribuiscono a Matteo Ponzone datandola 1617. Chi vuole avere un'idea di come era anticamente il Duomo, la può acquisire dagli affreschi sul tratto del muro che separa il successivo altare.

 

Altare di San Giuseppe.

Questo è il primo l'altare del Duomo che ricevette la cornice architettonica barocca, disegnata dal Massari e ripetuta poi in seguito negli altri altari. La pala è però anteriore essendo opera di Sebastiano Secante. Risalente al 1557, raffigura S. Giuseppe che tiene in braccio Gesù Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano, posti sullo sfondo di architetture in rovina. Purtroppo fu maldestramente restaurato nel '700.

 

Monumento funebre al patriarca Nicolò Donato

Al posto in cui dovrebbe esserci un terzo altare ligneo dedicato a S. Stefano, che ora si trova nella chiesa di S. Francesco, si trova oggi il monumento funebre al patriarca Nicolò Donato che stabili la residenza patriarcale a Cividale dal 1493 - 1497 anno della sua morte.

Era collocato sopra il portale mediano e dal 1969 è stato qui murato. Fu realizzando da Giovanni Antonio di Bernardino da Carona (1477-1536) che vi lavorò dal 1515. Unico nel suo genere in Friuli. Due mensole sostengono il sarcofago pensile con gli stemmi del patriarca; sul fronte della cassa racchiusi in una corona tra nastri ondulati due profili classici a bassorilievo simboleggianti la Pietà (o la Potenza) e la Sapienza. Sul coperchio ritratto e figura intera del patriarca in abiti pontifici disteso sul letto funebre.

Due epigrafi: una a destra con lo stemma del patriarca, e una sotto il sarcofago che elogia le doti del defunto con composizioni del poeta vicentino Cimbriaco. In alto tre statue: al centro Madonna con Bambino, mentre ai lati i Ss. Ermacora e Fortunato.

 

Statue e lapidi

Sopra il portale centrale si trova la statua equestre di Marcantonio da Manzano, eroico condottiero cividalese ucciso nei pressi di Rubbia il 12 luglio 1617 nel corso della guerra di Gradisca (vedi note storiche). In una nicchia è posta la statua di legno che raffigura un cavaliere su un destriero ordinata dalla Comunità di Cividale il 1621, come scritto nella lapide sotto l'altarino in marmo. Non si è certi dell'autore, forse potrebbe essere Girolamo Pagliari, autore di un analogo monumento, datato 1617, nel Duomo di Udine un memoria di Daniele Manin pure caduto nello stesso conflitto.

Sopra le porte quattro lapidi ricordano i benefattori e i momenti della storia del Duomo, nella parere inferiore a sinistra, ancora la famosa diatriba tra il Capitolo di Udine e quello di Cividale (1598), al centro la creazione del Duomo a Basilica Minore (1909), a destra ricordo del benefattore del Duomo, Conte Claricini (†1958).

 

L'Archivio capitolare

Si trova al piano superiore e conserva interessanti documenti, pregevoli legature e mobilio antico.

 

Il Chiostro

Dalla porta vicino alla Sacrestia o dal cancelletto presso il campanile si può entrare nel chiostro, sottoportico del Settecento, restaurato nel 1973. Sono collocate lastre tombali provenienti dal Duomo dei seguenti personaggi; iniziando da sinistra: Leonardo Quagliani (1590), Sebastiano Tusasone (1591), Antonio Azzarino (1591), Vincenzo Osmiani (1592), Giovanni Battista Del Ponte (1760) e, senza data, Jacopo Buiatti.

La lapide centrale, con una lunga iscrizione, riguarda sempre la solita contesa sorta tra il capitolo di Udine e quello di Cividale, sotto il dominio veneto (1598) risolta a favore di quest'ultima. I lavori del 1990 hanno portato in luce i resti di un chiostro medioevale già individuati nel 1954 databile XI - XIII secolo. Sul rialzo originale formato da pietre squadrate, dell'antico porticato, poggiano delle colonnine con capitelli a goccia che dividono le eleganti bifore e trifore. Protetti da una vetrata nell'intero della costruzione bassa sul lato ovest con interessanti elementi architettonici.

 

Il campanile

Il campanile del Duomo fu iniziato nel 1631, anche se l'iscrizione nella lapide murata indica 1634. Esso sostituisce una precedente torre con orologio. La costruzione, per motivi finanziari si trascinò a lungo e fu terminata nel 1671.

Nei lavori di restauro del 1980 vennero alla luce l'antica numerazione delle ore scolpite in pietra che si è voluto mantenere in vista, la sua singolarità consiste che le ore iniziano dalle 15 ora della morte di Gesù.

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