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Castelnovo del Friuli - Storia

Il comune di Castelnovo del Friuli, in provincia di Pordenone, è un comune sparso con capoluogo Paludea ed è adagiato nella vallata del torrente Cosa, tra boschi e verdi prati, su un gradevole panorama. Il toponimo deriva dal latino Castrum novum, infatti in località Vigna c’era un maniero di origine tedesca che anticamente si chiamava «Neuhaus» (casa nuova).

Un qualche attività umana viene registrata nel territorio di Castelnovo del Friuli già a partire dal XI secolo a.C., come testimoniano dei ritrovamenti di reperti archeologici. Dobbiamo tuttavi aspettare molti secoli per avere delle tracce storiche significative.

Il castello che da il nome al comune sorse infatti attorno all’anno 920, dominando l’imbocco della Val Cosa. Le prime notizie documentali risalgono al 1150, quando Almerico di Castelnuovo cede il bene al Patriarca Pellegriono II per esserne poi infeudato.

Estinta l’originale famiglia, passa nel 1195 ai conti di Gorizia che avevano anche altri possedimenti vicini come Usago, Lestans, San Francesco d'Arzino. Nel 1240 Stefano I, signore di Duino e Momiano, cede il bene al figlio Stefano che diventa Stefano II di Castelnuovo e che sposerà Ingelrada, figlia di Ermanno di Pinzano.

Nel 1275 Federico di Pinzano lo ottenne per 285 marche aquileiesi dal Patriarca Raimondo della Torre, facendo però sorgere una contesa che si risolverà nel 1288, quando arbitri il Patriarca e Alberto di Gorizia, fu restituito ai signori di Momiano, che rimborseranno Federico.

Nel 1347 alla morte di Ossalco, l’ultimo dei Momiano, il castello di Castelnovo passa alla Chiesa di Aquileia, che infeuda Simone di Valvasone. per poi passare ai da Camino, al Vescovo di Ceneda, ai conti di Gorizia che nel 1377 lo daranno in pegno al figlio di Valterpertoldo di Spilimbergo.

Anche Castelnovo nel 1348 fu colpito dal rovinoso terremoto (25 gennaio) e dalla famosa epidemia di peste nera che decimò la popolazione.
Con l’arrivo della repubblica di Venezia, il Castelnovo venne dato in feudo al conte Enrico IV di Gorizia e verrà tenuto dalla sua famiglia fino al 1497, quando ormai prossima all’estinzione, con un atto in aperto contrasto con la Serenissima, Leonardo di Gorizia lo cede a Massimiliano I d’Austria.

L’importanza del castello doveva essere notevole se durante la guerra contro la Lega di Cambrai, dopo un anno d’assedio, il 9 ottobre 1509 il maniero fu preso dalle truppe veneziane di Girolamo Savorgnan e fu assegnato ad Antonio Savorgnan del Monte. E, sempre a sottolineare la funzione strategica fondamentale, nel 1511 Antonio Savorgnan, architetto della rivolta del Giovedì Grasso, che era in contrasto col cugino Girolamo, il quale rivendicava pari diritti sul maniero, si alleò con l’imperatore facendoselo riconfermare.

In quello stesso anno il terremoto che distrusse il castello di Udine, lesionò anche quello di Castelnovo. Antonio Savorgnan non si giovò delle sue trame e venne assassinato a Villacco nel 1512. Venezia nel 1514 rientrò in possesso di Castelnovo e lo diete al fedele Girolamo Savorgnan.

In questo periodo anche l’abitato doveva essere sviluppato e sappiamo che era attiva una fornace in località Cruz che produceva vasellame da inviare a Venezia.

Il 13 luglio 1672 fu decretata la separazione di questo possedimento dalla Patria del Friuli, sotto il diretto dominio Veneziano. Ne furono investiti sempre i discendenti della famiglia Savorgnan, che esercitarono un duro dominio mal sopportato dalla popolazione. La perdita della sua funzione militare condannò il castello alla rovina.

Un documento del 6 settembre 1784 ci testimonia le condizioni di vita particolarmente grame degli abitanti di Castelnovo. Su 1600 circa censiti, pare che 500 fossero costretti a cercare altrove fortuna, mentre 659 si videro obbligati a mendicare.

Caduta la repubblica di Venezia nel 1797, dopo la breve parentesi napoleonica, fu soggetto all’Austria. Nel 1856 morì l’ultimo Savorgnan di questo ramo, fatto che comportò l’arrivo di una maggiore libertà e una concreta cessazione del regime feudale. Con il Regio Decreto n. 3300 del 4 novembre 1866, Castelnovo, con il Friuli occidentale, viene annesso all’Italia. L’8 ottobre 1867 assume la denominazione di Castelnovo del Friuli.

Sulle rovine del castello nel 1887 si costruì la chiesa di Borc, dedicata a San Nicolò, utilizzando i materiali in loco e altri trasportati a spalla, trasformando una torre esistente in campanile. Il 19 marzo 1895 viene consacrata.

Castelnovo del Friuli a cavallo tra Ottocento e Novecento vive le difficoltà di tutto il Friuli, che pur in fase di sviluppo non riesce a dare sufficiente lavoro, specie nelle zone montane. Qui la popolazione passa dai 3046 abitanti del 1871 (di cui 320 assenti per più di sei mesi) ai 3904 del 1911. Nel 1901 circa il 30% non ha un’occupazione fissa. Da questa situazione nacquero diverse organizzazioni socialiste e di lavoratori: nel 1906 viene fondata la locale sezione del PSI da parte del pinzanese Giovanni Sguerzi. Si progettò anche una casa del popolo che ebbe sostegno morale e materiale anche da molti emigranti, ma che per verie vicende non fu edificata.

Superati gli anni duri della Prima Guerra Mondiale, si cerca di creare nuove opportunità, come la cooperativa di consumo fondata nel 1919. Tuttavia, la soluzione principale in quegli anni rimane l’emigrazione. L’attività antifascista è notevole e numerosi i volontari che partono per combattere in Spagna nelle brigate internazionali.

La Seconda Guerra Mondiale per la popolazione di Castelnovo si materializzò per lo più nelle attività partigiane e in quelle repressive italo-tedesche dopo l’8 settembre 1943. Spicca tra i numerosi partigiani la figura di Virginia Tonelli, dirigente della resistenza e che fu catturata e uccisa nella risiera di San Sabba a Trieste. Le fu conferita la medaglia d’oro al valor militare.

Il 13 luglio 1944 le truppe nazifasciste durante un rastrellamento in zona catturano due partigiani della brg. Garibaldi Tagliamento: il quindicenne Giovanni Missana da Pinzano (impiccato a Valeriano) e Primo Zanetti da Castelnuovo di 19 anni, impiccato a Spilimbergo.

Ritornati i giorni della pace, cerco di incrementare le attività economiche, sull’onda del boom economico nazionale. Un’altra dura prova fu quella del terremoto del maggio 1976, che colpì pesantemente il comune di Castelnovo, danneggiando gravemente il suo patrimonio storico-artistico. Si reagì tuttavia con determinazione, portando a termine la ricostruzione.

 

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