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Campoformido - Storia

Il nome di Campoformido deriva dal latino campus “campo” e dal basso latino formidus “caldo”. La località è celebre per il famoso trattato napoleonico.

Ma questi luoghi hanno una storia ben più lontana, testimoniata anche dai resti di una necropoli romana, ritrovati presso la chiesetta di San Daniele Profeta. Questa necropoli risale al I secolo d.C., composta da novanta sepolture ad incinerazione. Sono stati ritrovati alcuni corredi funebri.

Abbiamo notizie di una vicinia di Campoformido, che sin dal XIII secolo si riuniva davanti alla chiesetta di San Canciano per deliberare nuove leggi e regolamenti e amministrare la giustizia. E a Campoformido si teneva anche, tra il XIII e XIV secolo, in un campo consueto, il parlamento della Patria, in cui i nobili si incontravano per prendere decisioni politiche e militari.

L’invasione dei Turchi del 1477 colpisce anche il territorio di Campoformido, nella frazione di Bressa. Nel 1486 ci fu una famosa alluvione del torrente Cormôr che allagò in particolare la frazione di Basaldella e causata anche dai lavori per la deviazione dell’Urana, legato all’affluente Soima. Negli anni seguenti se ne verificarono ancora, sempre più frequentemente, specie nel Settecento.

Si ricorda in particolare quella del 12 dicembre 1719, che allagherà tutta la zona fino a Pozzuolo. Gli effetti venivano inoltre ampliati dal continuo disboscamento operato da Venezia nella pianura per approvigionarsi di legname.

Nel lento tramonto della repubblica di Venezia, spunta la stella di un giovane genarale corso: Napoleone Bonaparte. Egli travolge con il suo esercito tutto l’antico equilibrio del vecchio mondo, costringendo anche l’impero a venire a patti. Si giunge così ad una pace tra Austriaci e Francesi.

Il trattato detto di Campoformido (di Campoformio, nella dizione veneta), recante la data del 17 ottobre 1797 e redatto dopo varie riunioni tenutesi tra Udine e Passariano, venne in realtà siglato a Villa Manin di Passariano di Codroipo (UD).

Questo si deve al fatto che tutto era stato preparato per firmare a Campoformido, nella casa di Bertrando della Torre. All’ultimo momento Napoleone chiese di ritardare la firma, in quanto in attesa di un corriere da Parigi. I plenipotenziari austriaci, conte Cobenzl e barone Degelman, sospettando che fosse una scusa per modificare gli accordi, si precipitarono a Passariano, dove Napoleone si scusò per il disguido, spiegandolo con la sua scarsa esperienza diplomatica.

I documenti furono firmati in Villa Manin, anche se riportavano la località originalmente scelta: Campoformido. Conseguenza del trattato fu la fine alla repubblica di Venezia, consegnata, e con essa il Friuli, all’Austria.

Campoformido_-_Firma_del_Trattato.jpg
Stampa che raffigura la firma del trattato

Nel 1866 ci fu la riunificazione al Regno d’Italia. Lo sviluppo economico e culturale di fine Ottocento ebbe un effetto benefico anche qui. Nel 1893 nacque la Latteria Sociale Turnaria, nel 1902 fu fondata la Filodrammatica e nel 1907 venna fondata la Cassa Rurale di Bressa e la Cooperativa di consumo.

Durante la prima guerra mondiale a Campoformido sorse un campo di aviazione per le azioni belliche, con squadriglie di caccia e di bombardieri. Dopo la rotta di Caporetto fu utilizzato anche da reparti austro-ungarici.

Finita la guerra, si ebbe una violenta alluvione il 20 settembre 1920, con l’esondazione del Cormôr e l’allagamento di Basaldella. Campoformido visse anche i turbolenti momenti politici del primo dopoguerra. La violenza dello squadrismo fascista si palesò nelle elezioni del 1924, con intimidazioni verso gli elettori.

Nel 1930 il tenente colonnello Rino Corso Fougier fonda a Campoformido la prima scuola di volo acrobatico, da dove poi nasceranno le Frecce Tricolori.

Nei giorni successivi l’8 settembre 1943 i tedeschi prendono possesso dell’aeroporto, dove cominciano grandi lavori di ammodernamento e difesa, utilizzando numerosi lavoratori locali. Il 5 settembre 1944, tra le 14.15 e le 15, avviene un violento bombardamento alleato che distrugge il campo d’aviazione, con molti morti tedeschi e civili italiani.

Nel dopoguerra, Campoformido subisce l’impulso economico di Udine, trasformando le sue attività economiche, un tempo prevalentemente agricole, in industriali ed artigianali.

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